Scienza7 - le notizie di Ulisse Ricerca a rischio
http://medialab.sissa.it/scienzaEsperienza/notizia/2008/lug/Uesp080710n002
Dure critiche al decreto legge che cambierebbe il sistema pubblico della ricerca Università Federico II di Napoli “Un gravissimo attacco al sistema pubblico della ricerca e della conoscenza, ai salari, alle prospettive di reclutamento e di carriera, alla qualità del lavoro”. Così le confederazioni della ricerca di CGIL commentano il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 18 giugno scorso e presentato alla Camera il 3 luglio. Il decreto prevede, tra le altre cose, la possibilità di trasformazione delle università in fondazioni ed enti di diritto privato, delle forti limitazioni per le nuove assunzioni, riduzioni delle retribuzioni dei docenti e dei ricercatori, un taglio di 500 milioni di euro in tre anni a un sistema universitario che invece necessità di investimenti mirati e di politiche di valutazione e di efficace razionalizzazione delle spese. Questo proprio mentre oltre tremila ricercatori italiani in un incontro con il Presedente della Repubblica Giorgio Napolitano il 9 luglio evidenziano le difficoltà del nostro paese di pensare alla ricerca come motore dell'economia e dello sviluppo, e chiedono di ridare alla ricerca il suo ruolo centrale nello sviluppo del paese. L'incontro era stato chiesto dopo un convegno organizzato nel mese di apirle scorso dall'Osservatorio sulla Ricerca “Il futuro ipotecato! Come se ne esce?”. Flc, Cgil, Cisl Università e Uil Pa.ur della Campania invitano tutte le sedi istituzionali universitarie a una giornata di discussione sul decreto, indetta per il prossimo lunedì 14 luglio.
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Dato che ci si invita alla discussione, discutiamo...
Ho letto il decreto e ammetto che contiene alcune proposte abbastanza dirompenti. Sono altresì convinto che il sistema dell'università abbia davvero bisogno di misure drastiche.
Il comunicato delle confederazioni della ricerca di CGIL suona, come da copione, allarmato e grave, in verità non capisco come si possa sferrare un "gravissimo attacco" alla ricerca, ai salari e alle prospettive di reclutamento: il sistema attuale già mortifica la prima, offre salari risibili, non offre prospettive.
Da sempre sostengo che ci vuole meno ricerca e ricerca migliore. Da tempo sono convinto che i soldi distribuiti come lo sono ora non servono, tanto vale non distribuirli. In linea di principio sarebbe appena decente arrivare al 2% del pil reinvestito per la ricerca ma ho paura che il sistema così com'è si possa mangiare anche quello. Ne avevo parlato in una analisi di qualche tempo fa ispirata al programma di governo dell'Ulivo, analisi poi ripresa da uno dei candidati alla segreteria del PD, ora un po' datata ma sostanzialmente ancora valida.
Ma guardiamo al decreto. Esso prevede al Capo V, articolo 16, che le università si possano (notare, si possano, NON sono obbligate) dare un ordinamento diverso, e viene proposto quello della fondazione di diritto privato (NON si tratta di "privatizzazioni" come ho sentito dire!!!), il tutto in pieno rispetto dell'autonomia. Andiamo avanti. Il comma 5 prevede che "I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette ... e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante" e questa non è una cosa da poco, si permetterebbe ai privati e ad altre fondazioni, ai magnati stile Bill Gates (ne avessimo!!) di elargire danaro dove meglio credono.
La ratio a mio avviso non è sbagliata: le università che vogliono possono deliberare di diventare fondazioni, se lo fanno lo fanno evidentemente in forza della loro produttività scientifica e allo scopo di attrarre maggiori fondi, anche da privati. E' un meccanismo di competizione al rialzo, un meccanismo di responsabilizzazione, che - secondo me - potrebbe anche creare davvero nuove opportunità: chiaro, soltanto laddove ci sia vera sostanza di validità scientifica e produttività. Guardacaso è ciò che avviene negli Stati Uniti, anche per le State Universities.
La stretta sui finanziamenti si riferisce al Fondo Finanziamento Ordinario ed è maggiore di 500 milioni. Si tratta di 569 milioni tra il 2009 e il 2011, di 417 milioni per il 2012 e di 455 milioni dal 2013. Se questi sono soldi democraticamente distribuiti a pioggia allora è meglio risparmiarli.
Quindi, come vedete, non voglio essere critico a priori, sono sospettoso di natura e scettico per formazione ma vedo in nuce alcune buone proposte. Al contrario, ritengo che le belle parole presidenziali siano troppo uguali alle tante già ascoltate in numerose occasioni del passato, e quindi sostanzialmente inutili.
Per questo motivo, in questo luogo, dovremmo concentrarci sul metodo di assegnazione fondi, che credo sia il nodo focale di tutto quanto, per produrne dei dossier.
I lettori di questo forum, e ci sono persone influenti, dovrebbero organizzarsi in workgroups minimi e ogni gruppo analizzare in profondità come vengono assegnati i fondi nelle diverse istituzioni (Università, CNR, ITT, IEO, IFOM, INGM, e quanti altri ne esistono), OGNI gruppo si occupi di UNA istituzione, e ci lavori su producendo informazioni precise e completamente documentate. I dossier risultanti andrebbero presentati a manifestazioni quali il festival della Scienza ad esempio e ovviamente, ai responsabili istituzionali.
Ho letto il decreto e ammetto che contiene alcune proposte abbastanza dirompenti. Sono altresì convinto che il sistema dell'università abbia davvero bisogno di misure drastiche.
Il comunicato delle confederazioni della ricerca di CGIL suona, come da copione, allarmato e grave, in verità non capisco come si possa sferrare un "gravissimo attacco" alla ricerca, ai salari e alle prospettive di reclutamento: il sistema attuale già mortifica la prima, offre salari risibili, non offre prospettive.
Da sempre sostengo che ci vuole meno ricerca e ricerca migliore. Da tempo sono convinto che i soldi distribuiti come lo sono ora non servono, tanto vale non distribuirli. In linea di principio sarebbe appena decente arrivare al 2% del pil reinvestito per la ricerca ma ho paura che il sistema così com'è si possa mangiare anche quello. Ne avevo parlato in una analisi di qualche tempo fa ispirata al programma di governo dell'Ulivo, analisi poi ripresa da uno dei candidati alla segreteria del PD, ora un po' datata ma sostanzialmente ancora valida.
Ma guardiamo al decreto. Esso prevede al Capo V, articolo 16, che le università si possano (notare, si possano, NON sono obbligate) dare un ordinamento diverso, e viene proposto quello della fondazione di diritto privato (NON si tratta di "privatizzazioni" come ho sentito dire!!!), il tutto in pieno rispetto dell'autonomia. Andiamo avanti. Il comma 5 prevede che "I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette ... e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante" e questa non è una cosa da poco, si permetterebbe ai privati e ad altre fondazioni, ai magnati stile Bill Gates (ne avessimo!!) di elargire danaro dove meglio credono.
La ratio a mio avviso non è sbagliata: le università che vogliono possono deliberare di diventare fondazioni, se lo fanno lo fanno evidentemente in forza della loro produttività scientifica e allo scopo di attrarre maggiori fondi, anche da privati. E' un meccanismo di competizione al rialzo, un meccanismo di responsabilizzazione, che - secondo me - potrebbe anche creare davvero nuove opportunità: chiaro, soltanto laddove ci sia vera sostanza di validità scientifica e produttività. Guardacaso è ciò che avviene negli Stati Uniti, anche per le State Universities.
La stretta sui finanziamenti si riferisce al Fondo Finanziamento Ordinario ed è maggiore di 500 milioni. Si tratta di 569 milioni tra il 2009 e il 2011, di 417 milioni per il 2012 e di 455 milioni dal 2013. Se questi sono soldi democraticamente distribuiti a pioggia allora è meglio risparmiarli.
Quindi, come vedete, non voglio essere critico a priori, sono sospettoso di natura e scettico per formazione ma vedo in nuce alcune buone proposte. Al contrario, ritengo che le belle parole presidenziali siano troppo uguali alle tante già ascoltate in numerose occasioni del passato, e quindi sostanzialmente inutili.
Per questo motivo, in questo luogo, dovremmo concentrarci sul metodo di assegnazione fondi, che credo sia il nodo focale di tutto quanto, per produrne dei dossier.
I lettori di questo forum, e ci sono persone influenti, dovrebbero organizzarsi in workgroups minimi e ogni gruppo analizzare in profondità come vengono assegnati i fondi nelle diverse istituzioni (Università, CNR, ITT, IEO, IFOM, INGM, e quanti altri ne esistono), OGNI gruppo si occupi di UNA istituzione, e ci lavori su producendo informazioni precise e completamente documentate. I dossier risultanti andrebbero presentati a manifestazioni quali il festival della Scienza ad esempio e ovviamente, ai responsabili istituzionali.
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