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ANVUR -- il ministro Gelmini boccia ANVUR

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http://www.corriereuniv.it/2008/06/il-ministro-gelmini-boccia-lanvur/


Il ministro Gelmini boccia l’Anvur

News di Attualità | 17 Giugno 2008 | Commenta l'articolo

gelmini.jpgL’Agenzia nazionale per la valutazione dell’Università e della ricerca? “Una costosissima struttura ad alto tasso di burocrazia e rigidità: non è ciò di cui abbiamo bisogno”. Parola del ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca, Mariastella Gelmini che - nel corso di un’audizione alla Commissione Istruzione della Camera – boccia senza appello la creatura immaginata dal suo predecessore Fabio Mussi. “Occorre rivedere - ha spiegato - la disciplina dell’Anvur per assicurare al mondo dell’università e della ricerca un sistema integrato di valutazione che vincoli il finanziamento ai risultati, incentivando l’efficacia e l’efficienza dei programmi di innovazione e di ricerca, la qualità della didattica, lo svolgimento dei corsi in lingua inglese, la capacità di intercettare finanziamenti privati ed europei, il tasso di occupazione dei laureati coerente con il titolo di studio conseguito”. In attesa che l’Agenzia veda – finalmente – la luce, saranno prorogati gli organismi vigenti che si occupano della valutazione (Cnsvu e Civr).

Maggiore trasparenza. “Le singole università dovranno fornire sui loro siti web i dati sugli sbocchi professionali dei loro studenti, sulla produzione scientifica dei loro docenti e ricercatori e sulla customer satisfaction degli studenti”. Il ministro punta a sfoltire il numero dei corsi di laurea (che in Italia sono 3.200, contro gli 800 della Germania) e a monitorare anche il proliferare di dottorati e master, “una sorta di parcheggio da cui pescare manodopera accademica a basso costo”.

Rilanciare la ricerca con le Pmi. Il tessuto imprenditoriale italiano è fatto principalmente da piccole e medie imprese che – se incentivate – potrebbero aumentare considerevolmente la fetta degli investimenti per la ricerca scientifica: “Gli scarsi investimenti privati sono legati al fatto che le Pmi non hanno la possibilità e la predisposizione ad investire”. Secondo il ministro la chiave per dare risorse alla ricerca risiede in un mix di strumenti finanziari, in primis crediti d’imposta a defiscalizzazioni.

Docenti a chiamata. Un duplice obiettivo da perseguire: snellire le procedure di reclutamento e assicurare la meritocrazia. Le competenze di professori e ricercatori andranno “certificate” e verrà realizzata una lista di idoneità riconosciuta da parte della comunità scientifica. Gli atenei potranno poi “scegliere autonomamente – all’interno di una lista di idonei – lo studioso più capace nella produzione scientifica, più adatto a richiamare finanziamenti dalle imprese e iscrizioni da parte degli studenti”. Il sistema di reclutamento-docenti pensato dalla Gelmini riprende l’impostazione presente nella Riforma Moratti, che consente alle università di chiamare anche docenti che non provengano strettamente dal mondo accademico.

Più tutele per i fuorisede. Il ministro va contro il malcostume del caro-affitti, problema in cui incappano principalmente i fuorisede: “Occorre disincentivare lo scandaloso e crescente sfruttamento degli studenti spesso costretti ad affitti elevatissimi, fuori mercato. Penso ai campus modellati sulle recenti esperienze di Milano, Catania, Bologna, Torino e Pavia. Iniziative sorte grazie alla partnership con le regioni”.

Dottorati più sostanziosi. La conferma dell’aumento è arrivata direttamente dal ministro: “Ho dato il via libera all’aumento di 240 euro mensili in più per le borse di studio al fine di valorizzare il dottorato di ricerca, offrendo ai dottorandi più strumenti per compiere le loro ricerche che devono portare, però, a una produzione scientifica originale come accade - ha concluso il ministro - nel resto del mondo».

Le reazioni degli studenti. La componente studentesca di centrodestra, Azione Universitaria, condivide appieno la visione espressa dal ministro Gelmini: “Oltre all’impianto generale abbiamo apprezzato in particolare la volontà di istituire una graduatoria nazionale di idoneità dalla quale gli Atenei dovranno scegliere i propri docenti e il voler favorire una maggior partecipazione di fondi privati nell’Università pubblica. Condividiamo pienamente inoltre la visione dell’Università non come esamificio bensì quale comunità permanente ed in questa ottica è fondamentale una seria riforma dell’edilizia residenziale per studenti fuori sede, presupposto fondamentale affinché sia garantito un reale diritto allo studio”. Di tutt’altro avviso l’Unione degli Universitari (sinistra), che si dichiara “profondamente delusa” dalle linee-guida illustrate in Commissione: “Non una parola è stata pronunciata sul tema dell’accesso all’università, nonostante da più parti sia provenuta una richiesta esplicita di chiarimenti rispetto al destino del Decreto Mussi-Fioroni”. E ancora: “L’Udu non condivide nemmeno la visione per cui l’Anvur sarebbe un’inutile sovrastruttura da eliminare. Abbiamo sempre sostenuto che il sistema universitario non possa autovalutarsi e ribadiamo piuttosto le nostre richieste di coinvolgimento degli studenti all’interno del percorso di valutazione a tutti i livelli e di introduzione di parametri che possano rendere la valutazione degli Atenei più completa e più attenta alla qualità complessiva della condizione studentesca”.

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Prof. Ing. Michele CIAVARELLA www.micheleciavarella.it mciava@lms.polytechnique.fr
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http://www.galileonet.it/il-punto/10413/piu-valore-al-merito

Più valore al merito
di Tiziana Moriconi


Non capita tutti i giorni - in Italia, s’intende - che un ente statale decida, sua sponte, di chiedere un giudizio sul proprio operato a una commissione internazionale, come ha appena fatto l’Istituto di astrofisica (Inaf). È forse questa la notizia, più che il risultato dell’indagine. Per la cronaca: promozione a pieni voti per tutte le 19 strutture afferenti all’ente di ricerca, che risulta al top della competitività scientifica mondiale. Bocciato invece il nostro sistema di assegnazione di fondi alla ricerca, che sta mettendo a repentaglio la possibilità di mantenere i livelli di eccellenza raggiunti (L’Italia rimane al buio). “A meno”, riportano i commissari esterni, “di un’immediata inversione di tendenza nei criteri di finanziamento”.

Giusto qualche dettaglio sulla vicenda. Proprio come si è usi fare nei buoni centri di ricerca d’oltre confine, nei mesi scorsi l’Inaf ha ospitato 35 scienziati provenienti da 22 istituzioni (l’Università di Harvard e il Max Planck Institute, per citarne due), garantendo loro l’accesso a ogni struttura e la possibilità di parlare in modo confidenziale con il personale, precari inclusi. Le visiting commitee hanno valutato la partecipazione dell’ente a progetti internazionali, le pubblicazioni e i brevetti, e verificato lo stato della strumentazione e la dotazione dei laboratori. Le pagelle, rese note a metà luglio, hanno fatto emergere i punti di forza e di debolezza delle strutture e dei progetti in corso. I risultati dell’indagine, fanno sapere dall’Inaf, serviranno a pianificare le strategie future, a stimolare la competitività dell’istituto e ad attirare finanziamenti. Ma anche a mandare un messaggio forte al mondo della politica: adottare al più presto un sistema di valutazione basato sulla peer review, e distribuire poi i fondi sulla base della meritocrazia (Fondo con beffa).

In Italia, infatti, non è previsto niente del genere e siamo in attesa di capire che cosa accadrà dell’attuale sistema di valutazione. Lo scorso 9 luglio, una delegazione di venti scienziati - capofila Rita Levi Montalcini - ha presentato al Presedente della Repubblica due appelli firmati da oltre tremila ricercatori. In uno di questi si richiede proprio l'introduzione di un sistema di valutazione trasparente per la distribuzione dei finanziamenti che si ispiri a quello della revisione dei pari (Niente ricerca, siamo italiani, Cercasi valutazione disperatamente).

Per ora restano operativi il Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) - che lo scorso anno ha terminato la sua prima “inchiesta” (Ricerca, ecco la prima valutazione) - e il Cnvsu (Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario). A maggio di quest’anno, una neonata Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) avrebbe dovuto sostituire queste due strutture nel giudicare i migliori e distribuire i fondi secondo meritocrazia. Poi però ci sono state le elezioni (Valutazione, agenzia in bilico) e ora l’agenzia, così come era stata pensata da Fabio Mussi, non sembra essere ben vista dal ministro Mariastella Gelmini. La sua organizzazione e le sue finalità probabilmente dovranno essere riviste.

Un organismo super partes simile a quello che si sta costituendo in Francia (La mia ricetta per la scienza europea) e di cui si parla dal 2006 (Valutare, questo è il problema) ci sarà, ma avrà solo un ruolo di valutazione, e non deciderà dei fondi. “Il sistema dell’Anvur non può essere totipotente”, dice a Galileo Andrea Lenzi, direttore del Consiglio Universitario Nazionale (Cun): “La valutazione è una cosa, l’allocazione delle risorse è un’altra, le strategie politiche un’altra ancora. Una sola struttura non può gestire tutto. Bisogna mantenere il buono che c’è dell’agenzia, ovvero la capacità valutativa. Nell’attesa facciamo lavorare i due comitati che già ci sono”.
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http://sciencebackstage.blogosfere.it/2006/06/rockerduck-e-l.html

Rockerduck e l' Agenzia per la Ricerca, ovvero come rovinare una bella giornata.

Pubblicato da Pistuà alle 12:02 in Notizie fresche qua e là, Politiche della ricerca

Agenzia per la ricercaPensare che era cominciata come una bellissima mattinata. L'Italia qualificata, sole che splende, caffè, giornale e mentre sfoglio le pagine finalmente una buona notizia: Sole 24 ore (27 giugno), pagina 29: Entro Luglio presenteremo il Ddl per l'istituzione dell'Agenzia nazionale di valutazione per la ricerca, parola di Fabio Mussi, ministro della ricerca.

Con il giornale rosa in mano, per un attimo ho parlato come Paperone di fronte ai dollaroni: "O gioia o giubilo!" Finalmente qualcosa di buono, una promessa mantenuta. Un'agenzia per la ricerca indipendente e autorevole dovrebbe- secondo le speranze di tanti uomini di buona volontà - valutare la produttività di università e laboratori e assegnare finanziamenti pubblici in base al merito. La costituzione di un organismo indipendente per la valutazione della ricerca è quello che chiedono da tempo a gran voce gli scienziati, e appare anche nel programma elettorale dell'Ulivo.

Al secondo paragrafo si insinua il dubbio raggelante. Luciano Modica, sottosegretario all'Università, precisa: "L'Agenzia [...] si fonderà sull'ottimo lavoro svolto dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario e, per la ricerca, sull'esperienza del Comitato di indirizzo per la valutazione e la ricerca". Quest'ultimo è il famigerato CIVR , organismo autore di un maldestro e strampalati tentativo di valutazione della ricerca, noto ai miei lettori affezionati perchè ne parlai in modo approfondito nel mio primo post. Se il CIVR è il modello su cui si baserà l'agenzia della ricerca, siamo fritti e panati.

Perle gelide di sudore corrono lungo la mia schiena. Che cosa vuol dire esattamente Modica? Che si ispirerà al modello del CIVR oppure, al contrario che l'esperienza del CIVR ha insegnato cosa non bisogna fare? Speriamo che valga la seconda ipotesi, altrimenti finirà che dopo il giubilo alla Paperone, ci mangeremo il cappello come Rockerduck. Pistuà.

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http://sciencebackstage.blogosfere.it/2006/02/la-ricerca-ital.html

La ricerca italiana promossa a pieni voti. Oppure no?
Pubblicato da Pistuà alle 18:00 in Politiche della ricerca

Moratti La ricerca italiana è promossa a pieni voti. E' la conclusione del Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca (CIVR) un organismo di valutazione creato dal MIUR che in una conferenza stampa del 26 Gennaio ha presentato i risultati del primo rapporto sulla valutazione della ricerca Italiana, riproposti in maniera assai poco critica da quasi tutti media.

L'immagine che ne viene fuori è quella di una ricerca italiana al "top": il 30 % dei "prodotti" scientifici valutati è stato giudicato “eccellente” secondo "una scala di valore condivisa dalla comunità scientifica internazionale", la fascia più ampia, pari al 46%, si è posizionata sul “buono”. Infine 19 % di prodotti sono stati giudicati “accettabili” e soltanto il 5% “limitati”.

"La ricerca italiana supera l'esame della valutazione, mostrando risultati di qualità" - dichiara così il ministro Moratti, che ha fortemente sostenuto la creazione del CIVR.

Ma allora - viene da pensare- va tutto bene? Siamo di fronte all'ennesimo miracolo italiano, che di colpo annulla gli annosi problemi della nostra ricerca, con il suo carico di povertà cronica, baronati, finanziamenti senza logica, fuga dei cervelli e a rischio di calo verticale della produttività?
Guardando da vicino il rapporto ci si accorge che non è tutto oro quello che luccica.

Cerchiamo di semplificare: dato che tutto è relativo, quando qualcuno ci dice che qualcosa è "eccellente", "buono" o "accettabile" , la prima cosa da fare è capire a quale scala di valori si riferisce. Secondo il CIVR, la scala di valori è quella "condivisa dalla comunità scientifica internazionale". E' davvero così?

IL Research Assesment Excercise britannico, ad esempio, è considerato dalla stessa Moratti una dei metodi di riferimento mondiali per la valutazione della ricerca, e ad esso si è ispirato il lavoro del CIVR. Questa è la definizione di "eccellenza" che troviamo nelle linee guida del RAE:

Four star:
Quality that is world-leading in terms of originality, significance and rigour.

Traduzione: secondo il RAE (e secondo i criteri universalmente accettati) è eccellente la ricerca che risulta al massimo livello mondiale in termini di originalità, importanza e rigore.

Questa, invece, è la scala di valori adottata dal CIVR e pubblicata nel suo rapporto:

Eccellente:
Il prodotto si colloca nel 20% superiore della scala di valore condivisa dalla comunità scientifica internazionale
Buono:
Il prodotto si colloca nel segmento 60%-80%

Accettabile
Il prodotto si colloca nel segmento 40%-60%
Limitato:
Il prodotto si colloca nel 40% inferiore

In altre parole: il CIVR ha chiesto ai propri esperti (interni ed esterni) di classificare come "eccellenti" i "prodotti" (principalmente pubblicazioni scientificiche e brevetti) che a loro giudizio rientrano nel "top 20% " di tutta la produzione mondiale.

E qui nasce un problema -che un addetto ai lavori chiamerebbe "bias metodologico": la definizione di eccellenza adottata dal CIVR non corrisponde a quella adottata nel resto del mondo.

Qual'è la differenza fra le due definizioni di "eccellenza"? Quella saggiamente adottata oltremanica è qualitativa: è eccellente il prodotto che risulta al massimo livello mondiale in termini di originalità, importanza e rigore. La definizione scelta dal CIVR è invece quantitativa: sono "eccellenti" tutti i prodotti che rientrano nei migliori 20% del proprio campo.

Non ci sarebbe nulla di male se solo fosse chiaro da dove arriva quel fatidico 20 per cento. Infatti, anche se può sembrare strano, la soglia di eccellenza universalmente accettata nella valutazione della produttività scientifica non è del 20 ma dell' uno per cento: infatti, anche se non ci sono leggi scritte, la consuetudine è di giudicare eccellente solo quegli articoli, quei progetti scientifici, quei ricercatori, che si situano nel top 1% mondiale dei loro rispettivi campi (alcuni considerano come soglia il 5%, ma questo cambia poco nel nostro caso).

Facciamo un esempio per capire: se in una scuola di mille alunni decidiamo di considerare eccellenti solo i migliori dieci (l'1 per cento) sceglieremo con tutta probabilità dieci piccoli geni (o i dieci più secchioni). Se decidiamo che sono eccellenti i migliori 200 (il 20 per cento), quasi sicuramente annovereremo fra gli "eccellenti" anche un bel pò di alunni mediocri, e perfino qualche ciuccio.

E nella scienza, se si vuole prendere quello che è veramente buono, bisogna essere estremamente stringenti, perchè è tristemente noto che la maggior parte degli articoli scientifici che vengono pubblicati è "fuffa"- cioè non verrà mai citato in altri lavori (quest'ultimo è un argomento che prometto di spiegare in dettaglio in post futuri).

La definizione di "eccellente" adottata dal CIVR è perciò troppo elastica, e comprende verosimilmente molti "prodotti" che , secondo i criteri universalmente accettati, verrebbero considerati tutt' al più passabili, e forse anche qualche "ciuccio".

Con questo non voglio dire che non ci sia spazio per l'eccellenza nella ricerca Italiana; al contrario, nel mio blog porterò molti esempi e indicatori di assoluta eccellenza mondiale in alcuni campi.
E' positivo che finalmente si faccia uno sforzo per valutare l'output della ricerca italiana, e per stabilire criteri di finanziamento basati sui risultati, e di questo va dato merito al ministro Moratti che ha fortemente sostenuto questa strada.

Tuttavia, adottando criteri troppo elastici per definire l'eccellenza il CIVR e il ministro Moratti offrono un'immagine virtuale ed edulcolorata della ricerca italiana. Si tratta di un esercizio rischioso perchè invece di premiare i migliori finisce col mettere ancora una volta sullo stesso piano chi fa veramente ricerca eccellente e chi no. I ciucci ringraziano.

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Il blog sciencebackstage, più volte citato, si è spostato qui:
www.divulgazionescientifica.it (stesso autore)

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