A quanto sembra,la Campania con il suo 1.2% del Pil speso per la Ricerca, sta diventando un modello per il Sud. Utopia o realtà?? Vedete allegato. Inoltre i ricercatori dell'Università di Firenze protestano contro il Decreto legge 112/08. La ripresa dei corsi è a rischio. Vedete allegato.
IL DENARO QUOTIDIANO "Ballabio: Ora bisogna applicare le scoperte allo sviluppo"
Con il suo 1,2 per cento del Pil speso per la ricerca (esattamente il doppio di quanto vi destina il Mezzogiorno), la Campania sta diventando un modello per il Sud. Ne è convinto Andrea Ballabio, direttore del Tigem, l'istituto di genetica e medicina: "E' uno dei motivi per i quali nel 2000 il mio istituito ha deciso di trasferirsi a Napoli. Anche se i margini di miglioramento -.dice Ballabio — ci sono sempre. La prossima sfida si chiama ricerca traslazionale, quella che ci permetterà di passare dalla scoperta scientifica allo sviluppo industriale e alle applicazioni cliniche". A questo scopo esiste già una fondazione, "Biology for medicine", diretta dallo stesso Ballabio e voluta da Regione Campania, centro nazionale per le ricerche e Telethon.
Antonella Autero
Domanda. L'1,2 per cento del Pil investito, a fronte dello 0,6 del Mezzogiorno. E' soddisfatto per l'impegno profuso dalla Regione nel campo della ricerca scientifica?
Risposta. Non potrei che dirne bene, visto che è uno dei motivi per cui il mio istituito nel 2000 si è trasferito a Napoli: gli investimenti sono cresciuti, perchè la Regione ha voluto credere nella ricerca scientifica. Penso che questo sia uno dei punti di forza della Campania. Anche se lo spazio per migliorare anche sotto il profilo delle strategie degli investimenti, c'è sempre.
D. Su che cosa punterebbe, in particolare?
R. Tempo fa abbiamo segnalato l'esigenza di promuovere quella che nel gergo si chiama "ricerca traslazionale". Ci servirà per passare dalla scoperta scientifica allo sviluppo industriale e alle applicazioni cliniche, dalla ricerca pura, che mira a scoprire e conoscere, alle possibili utilizzazioni. Anche qui abbiamo avvertito l'interesse della Regione che ha investito 60 milioni di euro, entrando come socia nella fondazione Biology for medicine, costituita assieme a Telethon e Cnr. Il nuovo centro permetterà di avviare a Napoli la ricerca successiva a quella "di base", e potrà fruire di investimentu significativi ricavati dai fonsdi europei.
D. In Campania crescono gli investimenti in ricerca, ma siamo ancora molto lontani dalla media europea. Come se lo spiega?
R. Il motivo è molto semplice: l'instabilità politica che ha caratterizzato l'Italia negli ultimi anni ha fatto sì che i politici si preoccupassero di più degli investimenti a breve termine, capaci di dare risultati immediati da mostare agli elettori, che di quelli a lungo termine come la ricerca scientifica appunto, i cui risultati non si vedono in tempi brevissimi.
D. Atenei ed enti di ricerca sono in allarme per i tagli previsti dal decreto 112 del 2008. Secondo i rettori campani finirà per bloccare i bandi Prin...
R. Credo che per gli enti pubblici di ricerca, le università, il Cnr si sia scelta una strada sbagliata: quella di tagliare senza selezionare. Ecco, effettuare tagli indiscriminati è come erogare finanziamenti a pioggia, senza alcuna distinzione. La strada da percorrere, invece, va esattamente nella direzione opposta: valutare tutte le istituzioni, le università e gli enti di ricerca in base ai risultati ottenuti. E se qualche enti spreca le risorse pubbliche anzichè utilizzarle a buon fine - e ce ne sono tanti che lo fanno - allora molto meglio sopprimerlo.
del 19-07-2008 num. 139
Repubblica Firenze: "Università, i ricercatori di Scienze in rivolta".
I ricercatori: blocchiamo la didattica. Tagli agli atenei, la rivolta parte da Scienze. Corsi a rischio. Votato lo stato di agitazione. La protesta si allarga.
di Laura Montanari
Minacciano di non salire in cattedra il prossimo anno o meglio, di farlo soltanto per quello che prevede il contratto da ricercatore. Niente supplenze volontarie, niente incarichi in affidamento. Parte dai ricercatori delle facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e da quelli di Ingegneria dell´ateneo fiorentino, la protesta contro il decreto che taglia i finanziamenti alle università, riduce il personale e prova a trasformare le accademie in fondazioni di diritto privato.
Dopo il documento dei tre senati accademici toscani inviato al ministro Gelmini e dopo che in molte università cresce la protesta, i ricercatori di due facoltà si sono riuniti in assemblea e hanno proclamato la mobilitazione. Si vedrà se la minaccia verrà messa in pratica. Ma certo già i presidi si preoccupano: «Se davvero rinunciassero alla docenza per Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali - spiega il preside Paolo Marcellini - significherebbe ridurre molti insegnamenti dal momento che su un totale di mille corsi oltre 200 sono dati proprio ai ricercatori».
Martedì scorso si sono riuniti in assemblea anche a Ingegneria e anche lì è stata proclamato uno stato di agitazione: «Hanno firmato il documento una cinquantina di ricercatori su un totale di 70 - spiega il preside Alberto Tesi - mi hanno detto che se non verrà cambiato il decreto collegato alla Finanziaria ritireranno la loro disponibilità a ricoprire incarichi di affidamento nei corsi. Sarebbe un problema per la nostra facoltà: su 450 corsi, oltre 100 sono quelli tenuti dai ricercatori». Oggi, come spiega Alberto Di Cintio, rappresentante nel consiglio di amministrazione, a Palazzo Vegni alle ore 17 è stata convocata l´assemblea di ateneo proprio dei ricercatori.
Insomma il clima è arroventato, malgrado le defezioni estive. «Se la forma di protesta non cesserà - riprende Marcellini - potremo dover disattivare molti corsi di insegnamento nell´anno accademico che sta per iniziare». Ed è una cosa grave, fa notare lo stesso preside «perché dopo un anno intero di preparativi stanno per iniziare i nuovi corsi di laurea riformati secondo i dettami di legge, con radicali miglioramenti per gli studenti, come ad esempio, la razionalizzazione del percorso dei piani di studio con la diminuzione degli esami da sostenere».
Aria di protesta contro il decreto Tremonti si respira anche nei documenti approvati dai consigli di facoltà a Lettere e a Scienze della Formazione.
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