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mciava's Blog

Male, 39, FR

Brief CV

After degree in Mechanical Engineering (but I prefer to be called Ingegnere than Engineer) at Politecnico di Bari (It) in 1994, I stayed on for phd in 1997 because the coordinator of the PhD program, a very wise man (Attilio Alto), posed me a “challenging” question (actually, in Barese dialect!): do you want to be a scientist? And I would still not know how to reply today!
Later, I found a tutor who was really enjoying his life also outside his job with tennis (Giuseppe Monno), and I fell in love with his lifestyle.
I felt this was the only job to give me freedom to cultivate my many passions in sport, music, languages, travelling. The phd was on frictional contact problems for gas turbine applications, and since then I have explored many areas of applied research, always with an eye to “challenging” paradoxical enigmatic and open problems in industry or academia, looking for simple solutions.

My PhD was immediately found of importance my the USAF who invited me with a Window on Science program to a tour to the best US Universities and Research Centres (MIT, USAF-AFB Ohio, UC-Berkeley, Purdue) to give seminars on my findings at that time of relevance on the High Cycle Fatigue program by the USAF.
After an extensive stay in Oxford (UK), I was for short time at Univ Southampton, UK, then moved to CNR in Italy and then back Politecnico di BARI.
I have since then spent various periods of study at Harvard, Oxford, Umich, MaxPlanck, Berkeley, but also Brasil, Russia, Ukraine. I also enjoy teaching to my students, even when they are not Nobel candidates, as long as they are full of life and energy.

Now, I am spending a sabbatical leave at Ecole Polytechnique which gives me some free time to work on this project.
I'm a officer of the reserve of the Italian Navy (Genio Navale), and have written about 10^2 papers in “old-style” international journals, some of which I am in the board (but I never understood what practically that means!). I have also tried to attend conferences, or organize myself, but always changing.
I am an admirer of Leonardo, compared to whom I am equally enthusiast in every field, but nowhere as capable as him in any of them!

When I run projects, I generally get more jammed by bureaucracy, than when I work for free, and alone. Most of my results are not outcome of grants, particularly as writing research proposal has something in common with being a Nostradamus!

http://www.micheleciavarella.it
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Top Post By mciava (2 thumbs up):
Mentre l'Italia ha solo da poco debolmente tentato di fare agenzie di valutazione ex-post della ricerca, con il CIVR, www.civr.it/ che pare sarà ancora operativo visto che la proposta ANVUR di Mussi-Fioroni è stata "bocciata" dal Ministro Gelmini, e che molto debolmente i governi hanno tentato di assegnare a queste ultime dei veri poteri di assegnazione di risorse, l'esercizio avviene da oltre 20 anni in UK, il RAE (cui CIVR si ispira).

Ultimamente (vedi altro mio contributo su questo forum The new system in UK --- Research Excellence Framework) il sistema UK si sta rivolgendo molto piu' a "impact analysis" non solo al numero di "prodotti" (articoli, brevetti), ma quanto questi sono citati e usati da altri.

In italia, siamo decisamente indietro. Alcuni autori comunque hanno iniziato a studiare e ragionare su classifiche e ranking delle riviste, su quanto la produzione accademica conti.

Altre valutazioni le trovate sul sito www.isihighlycited.org che vede l'italia ben piazzata (intorno a 7 o 8 come numero di documenti ISI e anche come H-factor, a 321 a pari merito con la svizzera!) ma molto meno ben piazzata come concentrazione di cervelli. Nel database isihighlycited.com trovate 83 italiani (alcuni nel gruppo2003.org), ma ben oltre 400 inglesi, e un enorme 4014 degli USA! Ci servono i grandi cervelli, e quasi nessuno di questi e' rientrato con la "legge rientro dei cervelli". Ci vuole una VERA legge di rientro dei "grandi cervelli" che li permetta di lavorare in condizioni di standard altissimo. Indicativo che nella struttura IIT che voleva essere MIT italiano, non e' entrato nessun isihighlycited, ne' italiano, ne' straniero. Che occasione perduta!

Elenco highlycited italiani. Ho calcolato H-index, per alcuni arriva quasi a toccare 100, complimenti (non ho completato la statistica in modo completo e prego chi e' interessato di contattarmi per aiutarmi!). 

Il piu' prolifico tra gli scienziati italiani e' il prof. PM Mannucci di UniMI, che mi risulta Presidente del gruppo2003.org, con oltre 1350 lavori ISI. Altri complimenti. Ci sono Rettori (UniTO, Bocconi), ex-Ministri, direttori di grandi Istituti (per es. Mario Negri). Si puo' ancora sperare, e andrebbe valorizzata ulteriormente questa lista per attingere agli Alti Incarichi di valutazione della Ricerca e università, invece che affidarla a nomine politiche...

Devo dire che la proposta Mussi-Fioroni, per quanto interessante per l'apertura a "commissioni straniere", non mi pare faccia riferimento esplicito a parametri per valutare l'alto livello dei commissari da nominare. Esistono delle analisi molto interessanti da parte di Silvio Garattini sul libro "La ricerca Tradita" di Maccaccaro e gruppo2003, ma non mi risulta che questo sia stato integrato nella proposta Mussi-Fioroni.   Potrebbe essere occasione di creare un "CINVUR" ibrido tra CIVR e ANVUR, che abbia i pregi di entrambe le proposte/sistemi.



Name Institution Category
Abbracchio, Maria Pia Università degli Studi Milano Pharmacology
Adorini, Luciano Intercept Pharmaceuticals Immunology
Amato, Mariana Univ degli Studi della Basilicata Ecology/Environment
Ambrosio, Luigi Scuola Normale Superiore Mathematics
Balbo, Gianfranco Universita degli Studi di Torino Computer Science
Balzani, Vincenzo University of Bologna Chemistry
Benci, Vieri Università di Pisa Mathematics
Benedetto, Sergio Politecnico di Torino Computer Science
Bertelli, Gianpaolo INAF Space Sciences
Bottino, Cristina Istituto Giannina Gaslini Immunology
Bressan, Alessandro Istituto Nazionale di Astrofisica Space Sciences
Brezzi, Franco IUSS (Istit Univ di Studi Superiori) Mathematics
Bruno, Maurizio Universita di Palermo Agricultural Sciences
Busetto, Giovanni Universita degli Studi di Padova Physics
Carafoli, Ernesto University of Padova Biology & Biochemistry
Caso, Carlo Università degli Studi di Genova Physics
Chiosi, Cesare Universita di Padova Space Sciences
Chlamtac, Imrich CREATE-NET Computer Science
Clerici, Mario (Mago) Milano University Medical School Immunology
De Nicola, Rocco Università degli Studi di Firenze Computer Science
Dell'Orso, Mauro Università di Pisa Physics
Di Chiara, Gaetano Univ of Cagliari Pharmacology Neuroscience
Dosi, Giovanni Scuola Superiore Sant Anna Economics/Business
Falini, Brunangelo Università degli Studi di Perugia Clinical Medicine
Ferrannini, Ele University of Pisa Biology & Biochemistry
Ferrari, Domenico Univ Cattolica at Piacenza Computer Science
Ferrero, M. I. Universita di Torino Physics
Ferrucci, Luigi Social Sciences, General
Frontera, Filippo Ferrara University Space Sciences
Garattini, Silvio Mario Negri Inst Pharmacology
Gatteschi, Dante University of Florence Chemistry
Gesmundo, Francesco Universita degli Studi di Genova Materials Science
Gessa, Gian Luigi Universita degli Studi di Cagliari Pharmacology
Ghisellini, Gabriele Istituto Nazionale di Astrofisica Space Sciences
Giacomelli, Giorgio Università di Bologna Physics
Giaquinta, Mariano Scuola Normale Superiore de Pisa Mathematics
Gioia, Isabella Maria Istituto di Radioastronomia Space Sciences
Giorgi, Filippo Abdus Salam Intern Centre for Theor Physics Geosciences
Giuliani, Sandro Menarini Ricerche S.p.A. Pharmacology
Isidori, Alberto Università degli Studî di Roma La Sapienza Engineering
La Vecchia, Carlo Università degli Studi di Milano Clinical Medicine
Maccacaro, Tommaso Osservatorio Astronomico di Brera Space Sciences
Maggi, Carlo Alberto Menarini Ricerche S.p.A. Pharmacology
Maggi, Enrico Universita di Firenze Immunology
Mancia, Giuseppe University of Milan Clinical Medicine
Mannucci, Pier Mannuccio Univ degli Studi di Milano Clinical Medicine
Mantovani, Alberto Istituto Mario Negri, Univ di Milano Immunology
Maraschi, Laura Istituto Nazionale di Astrofisica Space Sciences
Marezio, Massimo CNR Physics
Marsan, Marco Ajmone Politecnico di Torino Computer Science
Meli, A. Menarini Ricerche S.p.A. Pharmacology
Montanari, Ugo Università di Pisa Computer Science
Montorsi, Guido Politecnico di Torino Computer Science
Moretta, Alessandro Universita degli Studi di Genova Immunology
Moretta, Lorenzo Istituto Giannina Gaslini Immunology
Nicolais, Luigi University of Naples 'Federico II' Materials Science
Parisi, Giorgio University of Rome I La Sapienza Physics
Parronchi, Paola University of Florence Immunology
Patacchini, Riccardo Chiesi Pharmaceuticals SpA Pharmacology
Pelizzetti, Ezio Universita delgi Studi di Torino Ecology/Environment
Peroni, Cristiana Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Physics
Piozzi, Franco Universita de Palermo Agricultural Sciences
Piro, Luigi Istit Astrofisica - Roma Space Sciences
Raiteri, Maurizio Università di Genova Pharmacology
Rappuoli, Rino Chiron Srl Microbiology
Regoli, Domenico C. Università delgi Studi di Ferrara Pharmacology
Remuzzi, Giuseppe Mario Negri Inst Clinical Medicine
Renzini, Alvio INAF Osservatorio Astronomico di Padova Space Sciences
Ristori, Luciano Sezione INFN and Scuola Normale Superiore Physics
Rizzolatti, Giacomo University of Parma Neuroscience
Romagnani, Sergio University of Florence Immunology
Roncarolo, Maria-Grazia San Raff Theleton Inst for Gene Therapy Immunology
Sacchi, Nicoletta University of Milan Biology & Biochemistry
Santicioli, Paolo Menarini Ricerche S.p.A. Pharmacology
Savona, G. University of Palermo Agricultural Sciences
Stanco, Luca INFN - Padova Physics
Stella, Luigi INAF - Astronomical Observatory of Rome (OAR) Space Sciences
Tabellini, Guido Bocconi University Economics/Business
Walmsley, C. Malcolm Osservatorio Astrofisico diArcetri Space Sciences
Zamorani, Giovanni Istituto Nazionale di Astrofisica Space Sciences
Zichichi, Antonino Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Physics

- from the topic: Gli 83 scienziati highlycited italiani, e proposta di creare un "CINVUR" ibrido tra CIVR e ANVUR

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Re: Dibattito riforma universitaria a Ferrara, Stop ai PRIN, Esof a Barcellona sul Nucleare ------ tramite Oca sapiens di Sylvie Coyaud il 18/07/08

August 12, 2008 by mciava

La sintesi dei lavori del CUN del 15, 16 e 17 luglio 2008
18-07-2008 | Università

Il Consiglio Universitario Nazionale, dopo un’ampia e partecipata discussione, ha approvato unanime la seguente mozione che, pur essendo cauta nei toni, critica in maniera esplicita e circostanziata il decreto legge 112 per quanto riguarda il sistema universitario:

“Il CUN

visto il Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008 e preso atto che lo stesso ha come obiettivi la diminuzione dell’“indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche”, il miglioramento del “rapporto tra debito pubblico e Pil” e “la crescita del tasso di incremento del Pil rispetto agli andamenti tendenziali per l’esercizio in corso e per il successivo triennio”;

rileva tuttavia che quanto previsto per il comparto Università e Ricerca si traduce in un nuovo assetto di sistema di cui non sono rese esplicite le modalità, gli obiettivi e i possibili esiti prefigurando un nuovo assetto ben lontano dal modello di Sistema Università e Ricerca (SUR) emerso con chiarezza ed ampia condivisione nel convegno CUN del 18-19 giugno e ripreso dal Ministro nel proprio intervento e in successive dichiarazioni pubbliche.

Partendo dalla constatazione delle gravi criticità esistenti nel SUR, il modello proposto in occasione del Convegno ha focalizzato come punti nodali e tra loro strettamente correlati: l’adeguamento dei finanziamenti ai livelli europei, un rigoroso sistema di valutazione e nuovi modelli di governance con una forte centralità della responsabilità pubblica.

I provvedimenti previsti e, in particolare, quelli di cui agli artt. 66 (turn over), 67 (.. contrattazione integrativa ..), 69 (progressione triennale), 72 (personale prossimo al collocamento a riposo) e 16 (fondazioni) mirano non ad una effettiva soluzione, ma ad un semplicistico tentativo di rimozione dei problemi di funzionamento del SUR.

Condividendo le forti remore espresse, in proposito, dal documento della CRUI del 3 luglio 2008 e dai documenti approvati negli ultimi giorni dai Senati Accademici di numerosi Atenei, nonchè le preoccupazioni degli studenti e delle famiglie che si troverebbero a fronteggiare un cambiamento imprevisto nell’organizzazione del sistema universitario e dell’offerta formativa, il CUN fa rilevare che non vengono affrontate, nel provvedimento in oggetto, le seguenti problematiche di fondo:

* un finanziamento adeguato agli standard europei, al cui posto troviamo un grave e accertato sottofinanziamento;
* l’urgenza di un forte ringiovanimento del corpo docente con immissione di giovani capaci e meritevoli;
* la necessità di legare ogni investimento alla valutazione di risultati di ricerca, di didattica e di gestione secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità;
* l’esigenza di una progettualità a largo respiro fondata su regole di funzionamento chiare e ferme.

I provvedimenti relativi all’Università del DL 112/2008 presentano, inoltre, forti criticità, quali:

* la soluzione del prelievo da FFO – a fronte delle future disponibilità per uscite da ricostruire e quantificare analiticamente – va nel senso contrario al recupero del sottofinanziamento;
* i vincoli numerici al turnover e gli interventi sui salari - già al di sotto degli standard europei - danneggiano la capacità di rinnovamento del SUR e, in particolare, penalizzano anche in termini di attrattività peri giovani ricercatori più brillanti;
* il blocco del turnover del personale TA rischia, in molti casi, di tradursi in una reale perdita di efficienza e funzionalità.

La progressiva riduzione delle risorse disponibili comporta necessariamente una perdita di qualità dell’offerta formativa, l’impossibilità di adeguamento agli standard formativi europei e un inevitabile trasferimento di oneri finanziari a carico degli studenti e delle loro famiglie.

La possibilità per le Università di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato, prospettata dall’art. 16, resta una mera enunciazione di principio, svincolata com’è da una chiara definizione degli obiettivi strategici di questa scelta e da impegni programmatici di medio periodo da parte del legislatore. Considerando indispensabile il rafforzamento sostanziale dell’autonomia degli atenei, il CUN ritiene che tale soluzione possa prevedersi solo in conformità a un disegno organico che tuteli e valorizzi il principio che la ricerca e l’alta formazione costituiscono – come dice la Dichiarazione di Berlino – finalità di interesse pubblico e una pubblica responsabilità. Una proposta di questa portata, per le sue potenzialità di trasformazione radicale del SUR, richiede un’ampia e diffusa discussione nel merito, preliminare alla presentazione di un Disegno di Legge, che deve coinvolgere anche la comunità universitaria. Il rafforzamento dell’autonomia accentua le responsabilità, ma non può accompagnarsi a politiche di totale deregolazione, che, affidando il SUR a dinamiche spontanee, rischiano di penalizzare le specificità inerenti alle singole aree di ricerca e di accentuare, in particolare, le differenziazioni e sperequazioni di carattere sociale e territoriale che già pesano su molti atenei italiani.

Con riferimento agli aspetti tecnici, peraltro ad oggi non ancora definitivi, il CUN si riserva di intervenire nel merito con un separato documento analitico, finalizzato anche alla discussione prevista nell’annunciato Tavolo di consultazione e ai successi interventi che, in un sistema in continua evoluzione come quello universitario, dovranno necessariamente essere messi in cantiere da chi ha il compito di governarlo.

Il CUN chiede al Ministro di raccogliere il senso profondo di questo documento e di operare in modo attivo per ricondurre al centro dell’interesse del Paese la questione del ruolo rivestito dall’alta formazione e dalla ricerca per la ripresa e il rilancio dello sviluppo.

Per il raggiungimento di tali obbiettivi, il CUN si impegna a sostenere l’azione e l’intervento del Ministro.”

Nella mattina di giovedì è intervenuta ai lavori del CUN la Ministra Gelmini, brevemente (per circa ¾ d’ora) e quindi senza possibilità di contraddittorio, se si esclude il blando intervento del presidente del CUN, sostenendo l’ineluttabilità dei tagli al sistema universitario, come per tutti gli altri settori statali, ad esclusione della ricerca (evidentemente parla degli EPR ignorando che tale funzione è svolta anche dall’Università) per esplicita richiesta del Presidente Napolitano.

Per il Ministro “la manovra finanziaria, sicuramente dolorosa e complessa non deve essere un “pretesto” per evitare la riforma, ma “l’occasione per razionalizzare, rinnovare, ridurre gli sprechi e quindi rilanciare l’Università italiana”. Come questo rilancio potrà avvenire in un sistema sottofinanziato non è dato sapere.

Anche il blocco del “turn over” è stato definito una dolorosa necessità uguale per tutti. Per sostenere i giovani ricercatori non si potranno quindi dare occasioni di assunzione, ma si destinerà una somma cospicua (60 milioni di euro) per finanziare le ricerche proposte da giovani under 40 anni, o forse under 35 anni.Tale somma corrisponde per ordine di grandezza alla cifra che era stata promessa per finanziare le ricerche PRIN, la cui graduatoria firmata e stata finanziata per un totale di circa 100 milioni di euro.

Non una parola sulle Fondazioni, ma invece un appello a che i tagli non siano l’occasione per attaccare il Governo, che si aspetta contestazione, ma comunque procederà indisturbato. In maniera quasi incidentale ha confermato la volontà di affossare definitivamente l’ANVUR, e finanziando ancora CNSVU e CIVR per sperimentare nuovi meccanismi premiali in funzione della valutazione.

Si dovrà ripensare alla formazione degli insegnanti ( per quest’anno saranno sospese le siss), ed al reclutamento ripartendo dalla “proposta” Moratti.

Con i presidenti di CUN, CRUI e CNSU il Ministro ha costituito un tavolo di consultazione sulla fase che si aprirà dopo i tagli contenuti nella manovra governativa.

Il Ministro ha poi rivendicato alla sua azione provvedimenti in realtà già iscritti in agenda dal precedente Governo.

Si conferma in sostanza un Ministro non in grado di contrastare la politica del Ministero dell’Economia di devastazione del sistema universitario, di fatto avallando tali scelte.

Non resta che proseguire nella mobilitazione, che in questi giorni è cresciuta coinvolgendo sia soggetti istituzionali che lavoratori delle Università, e che vedrà un primo appuntamento nazionale il 22 luglio all’Università La Sapienza di Roma.

Il Consiglio Universitario Nazionale ha provveduto alla sostituzione di Renato Barilli, componente CNAM (Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale) di nomina CUN, in quanto dimissionario dall’organismo. In sua sostituzione il CUN ha nominato come componente del CNAM la Prof. Anna Maria Polvani, ordinario della Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze.

Nella giornata di mercoledì si è tenuta la prevista audizione sugli indicatori di ricerca con i Prof. Cipollini, Cuccurullo e Massa.

L’audizione ha messo a confronto una metodologia della valutazione della ricerca nazionale con 2 relative agli atenei di Bologna e Roma. In particolare il prof. Cuccurullo, dopo aver presentato l’esperienza passata, ha riferito che il CIVR è pronto ad una nuova fase di valutazione che tenga conto delle criticità passate ed ha elencato alcune modifiche già previste per la prossima valutazione, impegnandosi a ritornare al CUN per un confronto nel caso di una nuova fase di valutazione.

La prossima riunione CUN è prevista per il giorno 29 luglio 2008.

Roma, 18 luglio 2008

Re: ANVUR -- il ministro Gelmini boccia ANVUR

August 12, 2008 by mciava

http://sciencebackstage.blogosfere.it/2006/02/la-ricerca-ital.html

La ricerca italiana promossa a pieni voti. Oppure no?
Pubblicato da Pistuà alle 18:00 in Politiche della ricerca

Moratti La ricerca italiana è promossa a pieni voti. E' la conclusione del Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca (CIVR) un organismo di valutazione creato dal MIUR che in una conferenza stampa del 26 Gennaio ha presentato i risultati del primo rapporto sulla valutazione della ricerca Italiana, riproposti in maniera assai poco critica da quasi tutti media.

L'immagine che ne viene fuori è quella di una ricerca italiana al "top": il 30 % dei "prodotti" scientifici valutati è stato giudicato “eccellente” secondo "una scala di valore condivisa dalla comunità scientifica internazionale", la fascia più ampia, pari al 46%, si è posizionata sul “buono”. Infine 19 % di prodotti sono stati giudicati “accettabili” e soltanto il 5% “limitati”.

"La ricerca italiana supera l'esame della valutazione, mostrando risultati di qualità" - dichiara così il ministro Moratti, che ha fortemente sostenuto la creazione del CIVR.

Ma allora - viene da pensare- va tutto bene? Siamo di fronte all'ennesimo miracolo italiano, che di colpo annulla gli annosi problemi della nostra ricerca, con il suo carico di povertà cronica, baronati, finanziamenti senza logica, fuga dei cervelli e a rischio di calo verticale della produttività?
Guardando da vicino il rapporto ci si accorge che non è tutto oro quello che luccica.

Cerchiamo di semplificare: dato che tutto è relativo, quando qualcuno ci dice che qualcosa è "eccellente", "buono" o "accettabile" , la prima cosa da fare è capire a quale scala di valori si riferisce. Secondo il CIVR, la scala di valori è quella "condivisa dalla comunità scientifica internazionale". E' davvero così?

IL Research Assesment Excercise britannico, ad esempio, è considerato dalla stessa Moratti una dei metodi di riferimento mondiali per la valutazione della ricerca, e ad esso si è ispirato il lavoro del CIVR. Questa è la definizione di "eccellenza" che troviamo nelle linee guida del RAE:

Four star:
Quality that is world-leading in terms of originality, significance and rigour.

Traduzione: secondo il RAE (e secondo i criteri universalmente accettati) è eccellente la ricerca che risulta al massimo livello mondiale in termini di originalità, importanza e rigore.

Questa, invece, è la scala di valori adottata dal CIVR e pubblicata nel suo rapporto:

Eccellente:
Il prodotto si colloca nel 20% superiore della scala di valore condivisa dalla comunità scientifica internazionale
Buono:
Il prodotto si colloca nel segmento 60%-80%

Accettabile
Il prodotto si colloca nel segmento 40%-60%
Limitato:
Il prodotto si colloca nel 40% inferiore

In altre parole: il CIVR ha chiesto ai propri esperti (interni ed esterni) di classificare come "eccellenti" i "prodotti" (principalmente pubblicazioni scientificiche e brevetti) che a loro giudizio rientrano nel "top 20% " di tutta la produzione mondiale.

E qui nasce un problema -che un addetto ai lavori chiamerebbe "bias metodologico": la definizione di eccellenza adottata dal CIVR non corrisponde a quella adottata nel resto del mondo.

Qual'è la differenza fra le due definizioni di "eccellenza"? Quella saggiamente adottata oltremanica è qualitativa: è eccellente il prodotto che risulta al massimo livello mondiale in termini di originalità, importanza e rigore. La definizione scelta dal CIVR è invece quantitativa: sono "eccellenti" tutti i prodotti che rientrano nei migliori 20% del proprio campo.

Non ci sarebbe nulla di male se solo fosse chiaro da dove arriva quel fatidico 20 per cento. Infatti, anche se può sembrare strano, la soglia di eccellenza universalmente accettata nella valutazione della produttività scientifica non è del 20 ma dell' uno per cento: infatti, anche se non ci sono leggi scritte, la consuetudine è di giudicare eccellente solo quegli articoli, quei progetti scientifici, quei ricercatori, che si situano nel top 1% mondiale dei loro rispettivi campi (alcuni considerano come soglia il 5%, ma questo cambia poco nel nostro caso).

Facciamo un esempio per capire: se in una scuola di mille alunni decidiamo di considerare eccellenti solo i migliori dieci (l'1 per cento) sceglieremo con tutta probabilità dieci piccoli geni (o i dieci più secchioni). Se decidiamo che sono eccellenti i migliori 200 (il 20 per cento), quasi sicuramente annovereremo fra gli "eccellenti" anche un bel pò di alunni mediocri, e perfino qualche ciuccio.

E nella scienza, se si vuole prendere quello che è veramente buono, bisogna essere estremamente stringenti, perchè è tristemente noto che la maggior parte degli articoli scientifici che vengono pubblicati è "fuffa"- cioè non verrà mai citato in altri lavori (quest'ultimo è un argomento che prometto di spiegare in dettaglio in post futuri).

La definizione di "eccellente" adottata dal CIVR è perciò troppo elastica, e comprende verosimilmente molti "prodotti" che , secondo i criteri universalmente accettati, verrebbero considerati tutt' al più passabili, e forse anche qualche "ciuccio".

Con questo non voglio dire che non ci sia spazio per l'eccellenza nella ricerca Italiana; al contrario, nel mio blog porterò molti esempi e indicatori di assoluta eccellenza mondiale in alcuni campi.
E' positivo che finalmente si faccia uno sforzo per valutare l'output della ricerca italiana, e per stabilire criteri di finanziamento basati sui risultati, e di questo va dato merito al ministro Moratti che ha fortemente sostenuto questa strada.

Tuttavia, adottando criteri troppo elastici per definire l'eccellenza il CIVR e il ministro Moratti offrono un'immagine virtuale ed edulcolorata della ricerca italiana. Si tratta di un esercizio rischioso perchè invece di premiare i migliori finisce col mettere ancora una volta sullo stesso piano chi fa veramente ricerca eccellente e chi no. I ciucci ringraziano.

Re: ANVUR -- il ministro Gelmini boccia ANVUR

August 12, 2008 by mciava

http://sciencebackstage.blogosfere.it/2006/06/rockerduck-e-l.html

Rockerduck e l' Agenzia per la Ricerca, ovvero come rovinare una bella giornata.

Pubblicato da Pistuà alle 12:02 in Notizie fresche qua e là, Politiche della ricerca

Agenzia per la ricercaPensare che era cominciata come una bellissima mattinata. L'Italia qualificata, sole che splende, caffè, giornale e mentre sfoglio le pagine finalmente una buona notizia: Sole 24 ore (27 giugno), pagina 29: Entro Luglio presenteremo il Ddl per l'istituzione dell'Agenzia nazionale di valutazione per la ricerca, parola di Fabio Mussi, ministro della ricerca.

Con il giornale rosa in mano, per un attimo ho parlato come Paperone di fronte ai dollaroni: "O gioia o giubilo!" Finalmente qualcosa di buono, una promessa mantenuta. Un'agenzia per la ricerca indipendente e autorevole dovrebbe- secondo le speranze di tanti uomini di buona volontà - valutare la produttività di università e laboratori e assegnare finanziamenti pubblici in base al merito. La costituzione di un organismo indipendente per la valutazione della ricerca è quello che chiedono da tempo a gran voce gli scienziati, e appare anche nel programma elettorale dell'Ulivo.

Al secondo paragrafo si insinua il dubbio raggelante. Luciano Modica, sottosegretario all'Università, precisa: "L'Agenzia [...] si fonderà sull'ottimo lavoro svolto dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario e, per la ricerca, sull'esperienza del Comitato di indirizzo per la valutazione e la ricerca". Quest'ultimo è il famigerato CIVR , organismo autore di un maldestro e strampalati tentativo di valutazione della ricerca, noto ai miei lettori affezionati perchè ne parlai in modo approfondito nel mio primo post. Se il CIVR è il modello su cui si baserà l'agenzia della ricerca, siamo fritti e panati.

Perle gelide di sudore corrono lungo la mia schiena. Che cosa vuol dire esattamente Modica? Che si ispirerà al modello del CIVR oppure, al contrario che l'esperienza del CIVR ha insegnato cosa non bisogna fare? Speriamo che valga la seconda ipotesi, altrimenti finirà che dopo il giubilo alla Paperone, ci mangeremo il cappello come Rockerduck. Pistuà.

Re: ANVUR -- il ministro Gelmini boccia ANVUR

August 11, 2008 by mciava

http://www.galileonet.it/il-punto/10413/piu-valore-al-merito

Più valore al merito
di Tiziana Moriconi


Non capita tutti i giorni - in Italia, s’intende - che un ente statale decida, sua sponte, di chiedere un giudizio sul proprio operato a una commissione internazionale, come ha appena fatto l’Istituto di astrofisica (Inaf). È forse questa la notizia, più che il risultato dell’indagine. Per la cronaca: promozione a pieni voti per tutte le 19 strutture afferenti all’ente di ricerca, che risulta al top della competitività scientifica mondiale. Bocciato invece il nostro sistema di assegnazione di fondi alla ricerca, che sta mettendo a repentaglio la possibilità di mantenere i livelli di eccellenza raggiunti (L’Italia rimane al buio). “A meno”, riportano i commissari esterni, “di un’immediata inversione di tendenza nei criteri di finanziamento”.

Giusto qualche dettaglio sulla vicenda. Proprio come si è usi fare nei buoni centri di ricerca d’oltre confine, nei mesi scorsi l’Inaf ha ospitato 35 scienziati provenienti da 22 istituzioni (l’Università di Harvard e il Max Planck Institute, per citarne due), garantendo loro l’accesso a ogni struttura e la possibilità di parlare in modo confidenziale con il personale, precari inclusi. Le visiting commitee hanno valutato la partecipazione dell’ente a progetti internazionali, le pubblicazioni e i brevetti, e verificato lo stato della strumentazione e la dotazione dei laboratori. Le pagelle, rese note a metà luglio, hanno fatto emergere i punti di forza e di debolezza delle strutture e dei progetti in corso. I risultati dell’indagine, fanno sapere dall’Inaf, serviranno a pianificare le strategie future, a stimolare la competitività dell’istituto e ad attirare finanziamenti. Ma anche a mandare un messaggio forte al mondo della politica: adottare al più presto un sistema di valutazione basato sulla peer review, e distribuire poi i fondi sulla base della meritocrazia (Fondo con beffa).

In Italia, infatti, non è previsto niente del genere e siamo in attesa di capire che cosa accadrà dell’attuale sistema di valutazione. Lo scorso 9 luglio, una delegazione di venti scienziati - capofila Rita Levi Montalcini - ha presentato al Presedente della Repubblica due appelli firmati da oltre tremila ricercatori. In uno di questi si richiede proprio l'introduzione di un sistema di valutazione trasparente per la distribuzione dei finanziamenti che si ispiri a quello della revisione dei pari (Niente ricerca, siamo italiani, Cercasi valutazione disperatamente).

Per ora restano operativi il Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) - che lo scorso anno ha terminato la sua prima “inchiesta” (Ricerca, ecco la prima valutazione) - e il Cnvsu (Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario). A maggio di quest’anno, una neonata Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) avrebbe dovuto sostituire queste due strutture nel giudicare i migliori e distribuire i fondi secondo meritocrazia. Poi però ci sono state le elezioni (Valutazione, agenzia in bilico) e ora l’agenzia, così come era stata pensata da Fabio Mussi, non sembra essere ben vista dal ministro Mariastella Gelmini. La sua organizzazione e le sue finalità probabilmente dovranno essere riviste.

Un organismo super partes simile a quello che si sta costituendo in Francia (La mia ricetta per la scienza europea) e di cui si parla dal 2006 (Valutare, questo è il problema) ci sarà, ma avrà solo un ruolo di valutazione, e non deciderà dei fondi. “Il sistema dell’Anvur non può essere totipotente”, dice a Galileo Andrea Lenzi, direttore del Consiglio Universitario Nazionale (Cun): “La valutazione è una cosa, l’allocazione delle risorse è un’altra, le strategie politiche un’altra ancora. Una sola struttura non può gestire tutto. Bisogna mantenere il buono che c’è dell’agenzia, ovvero la capacità valutativa. Nell’attesa facciamo lavorare i due comitati che già ci sono”.

Re: "meritocrazia : 4 proposte concrete" di roger abravanel -- da non perdere anzi da ombrellone -- e da non confondere con Brunetta

July 28, 2008 by mciava

Re: "meritocrazia : 4 proposte concrete" di roger abravanel -- da non perdere anzi da ombrellone -- e da non confondere con Brunetta

July 28, 2008 by mciava


Università senza un euro

di Roberta Carlini
Con un comma nella finanziaria Tremonti taglia i fondi per gli atenei. A cui però viene data una nuova possibilità: trasformarsi in fondazioni per farsi finanziare dai privati e dalle banche. Funzionerà?
 
Non era mai successo nella storia della più antica università occidentale. Lunedì 21 a Bologna si riuniranno, in assemblea straordinaria, gli stati maggiori di tutti gli atenei dell'Emilia Romagna. Oggetto: l'ennesima rivoluzione dell'università, introdotta da un comma del decreto legge Tremonti sulla finanza pubblica.

Quello che lascia a secco, di qui al 2012, il fondo statale di finanziamento dell'istruzione universitaria dando agli atenei in cerca di risorse solo una scappatoia: trasformarsi in fondazioni di diritto privato e ricevere donazioni esentasse, sul modello delle charities americane. Ma mentre contro i tagli e il blocco delle assunzioni c'è rivolta generalizzata nell'accademia italiana, sul modello-charity qualcuno comincia a fare un pensierino. Guardando, più che all'impresa privata italiana, assai avara nella spesa per la ricerca, soprattutto ai tesoretti depositati in altre fondazioni: quelle bancarie.

Tra le prime a muoversi, ci sono le università più piccole ma dinamiche. Come quella di Trento, che attualmente prende solo il 55 per cento dei suoi fondi allo Stato, a cui si aggiunge una buona fetta (il 21 per cento, 30 milioni all'anno) proveniente dalla benestante provincia autonoma in cui risiede, e un altro 10 per cento da finanziamenti europei e di industrie private. "Cari colleghi, parliamone senza preclusioni ideologiche", ha scritto in una lettera ai dipendenti il rettore Davide Bassi. Che non è tenero verso la manovra Tremonti-Gelmini: "è un massacro, che taglia i fondi per tutti, a prescindere dal fatto che abbiano o meno i conti in ordine", dice. In particolare, aggiunge, il blocco del turn over (si potranno sostituire solo al 20 per cento i prof che vanno in pensione), "per noi è un rischio mortale".

Ma non è solo per la possibilità di aggirare questi vincoli che il rettore di Trento apre alle fondazioni. "Oltre che di mancanza di fondi, l'università italiana soffre perché non sa gestire bene la sua autonomia e non ha flessibilità di gestione, ad esempio nel reclutamento dei docenti e nella loro valutazione". Ma attenzione: su questo il decreto non dice niente. E poi: "Un modello di gestione privatistico e aperto all'esterno va bene, ma nessuna università può vivere senza la garanzia di un capitale o di un flusso di finanziamenti pubblici". Sul fatto che l'impegno finanziario pubblico non debba scendere concordano tutti, favorevoli e contrari all'apertura alle fondazioni. Mentre nel disegno di Tremonti la premessa è proprio nei tagli: a regime, verranno a mancare al sostentamento delle università 1,2 miliardi di euro all'anno.
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Contro questa cura da cavallo, nella calura delle sessioni estive si stanno mobilitando tutte le università italiane, capitanate dalla Crui, la Conferenza dei rettori. Protesta Palermo. Vota una mozione durissima il senato accademico di Firenze. Si ribellano compatte le università del Friuli Venezia Giulia, compresa la prestigiosa Sissa, contro "il disimpegno dello Stato" dall'università. Si riuniscono in plenaria i senati accademici abruzzesi.

Si mobilita La Sapienza di Roma: in un comunicato addirittura paventa che "in queste condizioni non sarà possibile dare inizio al prossimo anno accademico". Una situazione drammatica, che mette a rischio molte delle 77 università italiane e delle loro ben 350 sedi. Alcune si preparano a una mobilitazione a oltranza, e ritengono che, rispetto all'emergenza economica, la leggina sulle fondazioni serva meno di un'aspirina. Altre, prevedendo i tempi magri, hanno messo al lavoro giuristi ed esperti sul modello-charity. Tra queste i politecnici, che già sono in prima fila nei buoni rapporti con le imprese private.

"Nel futuro la fonte dei finanziamenti non potrà essere solo il governo centrale, questa tendenza è ormai evidente", dice Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. è consapevole del fatto che la sua università è "un'anomalia", ricevendo solo un terzo dei suoi soldi dallo Stato, superato nei finanziamenti da fondi europei e regionali. "Il vantaggio evidente delle fondazioni per ora è solo quello fiscale: è difficile dare un giudizio su una norma così poco dettagliata", dice. E però: ben venga un "dibattito ampio" per cambiare i metodi di finanziamento e funzionamento delle università: "Io vedo un modello in cui ai flussi statali, che devono essere programmati, si aggiunga una legge regionale, i fondi dei privati per progetti specifici messi in competizione, e un forte ruolo delle fondazioni bancarie".


La regione per gli investimenti, la Compagnia San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino per i finanziamenti cash: la discussione sotto la Mole è già molto avanti. E prelude a un 'federalismo universitario' che farà storcere il naso a tanti atenei grandi e piccoli del Sud: ma "non possiamo pensare che tutte le università italiane siano uguali, tutte facciano ricerca, e tutte le sedi aperte in modo spesso eccessivo debbano restare come sono".

Non è un caso che, a Torino come a Milano come in Emilia Romagna, si guardi alle fondazioni bancarie, che sono tenute per statuto a spendere (anche) in ricerca sul territorio. Mentre dal fronte delle imprese private il piatto piange. Persino nelle isole felici dei politecnici, non è che le imprese brillino: a Torino i contributi dei privati coprono il 20 per cento del budget, non molto di più arriva dalle imprese al Politecnico di Milano, mentre nella media nazionale la quota dei privati è solo dell'8 per cento. "Pensare che correranno a portarci soldi solo perché diventiamo fondazioni, sarebbe da pazzi", commenta Marco Pacetti, rettore dell'Università Politecnica delle Marche, che fa notare come già adesso le università possano cercare e ricevere finanziamenti privati: la norma sulle fondazioni, a suo avviso, è "solo un totem ideologico, messo lì senza curarsi del quadro complessivo.

E poi, siamo seri, non si fa una riforma epocale con un articoletto di un decreto legge". Concorda Patrizio Bianchi, rettore a Ferrara, che sulla questione ha aperto un dibattito pubblico (leggibile in Rete) nella sua università: favorevole in linea di principio al modello-charity, Bianchi mette però in chiaro che, "così com'è scritta, la legge non va". Soprattutto perché niente garantisce che con le fondazioni cambi davvero il sistema di governo degli atenei. Sul punto, l'economista Roberto Perotti, della Bocconi, è caustico: "Succederà proprio come per le fondazioni bancarie, sarà opportunità di clientela per i notabili locali". Parere opposto a quello di Massimo Egidi, rettore della Luiss secondo il quale "la necessità di aprirsi al mondo esterno, all'impresa e all'economia, proteggerà dal rischio che si formi un board di politici bolliti".

Oltre alle regole su chi comanderà in ateneo, è oscuro anche il 'come': in particolare, ci si chiede se i prof saranno reclutabili 'all'americana', con contratti di mercato, oppure resteranno i vecchi concorsi. Il presidente della Crui Enrico Decleva chiede precise garanzie "sullo status giuridico dei docenti, oltre che sui flussi finanziari e sulla funzione pubblica delle università, per cui va finanziata anche la ricerca ritenuta economicamente non produttiva". Mentre secondo i fan del modello americano è proprio la liberalizzazione dei contratti dei docenti a fare la differenza: "Se c'è libertà di fare i contratti, di scegliere e premiare i migliori, c'è un cambiamento, altrimenti no", commenta Bruno Dente, economista del Politecnico di Milano. Ma questo dettaglio, non di poco conto, non è scritto nella legge.
(21 luglio 2008)

Modello americano: 30 miliardi all'anno

di Paolo Fantauzzi
Trenta miliardi di dollari nel solo 2007: non bisogna essere degli esperti per capire la rilevanza del fund raising nel sistema universitario americano. Elevatissimi costi di accesso, sostegno economico a favore degli studenti meritevoli, insufficienza dei trasferimenti statali, che anche negli atenei pubblici non superano il 40 per cento delle entrate: è su una concezione di supplenza del privato che si regge il sistema ...
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chi ha preso di più

Finanziamenti privati raccolti

(in milioni di dollari)

1 Stanford University 832,35

2 Harvard University 613,99

3 University of Southern California 469,65

4 Johns Hopkins University 430,46

5 Columbia University 423,85

6 Cornell University 406,93

7 University of Pennsylvania 392,42

8 Yale University 391,32

9 Duke University 372,33

10 University of ...
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"meritocrazia : 4 proposte concrete" di roger abravanel -- da non perdere anzi da ombrellone -- e da non confondere con Brunetta

July 28, 2008 by mciava


Sto leggendo con interesse il libro di Roger Abravanel, ex-McKinsey e attuale membro del CdA di varie società tra cui anche di IIT -- l'Istituto Italiano di Tecnologia.  Da segnalare che esplicitamente si fa vedere come ne' la destra ne' la sinistra italiane sono meritocratiche --- la destra nel NON volere le tasse di successione, anzi nell'abolirle, si dimostra anni luce lontana dalle logiche di Bill Gates, Warren Buffett e altri 1600 straricchi USA che, contro gli interessi dei loro stessi figli, si rivoltarono contro una proposta di George Bush di innalzare il tetto della tassa da 1 milione a 3.5 milioni in USA. La sinistra, troppo attenta a difendere i privilegi dei deboli senza distinzioni e di nuovo, senza meritocrazia.

Abravanel propone 4 idee concrete per creare una nuova classe dirigente molto basata sul merito. Molto basate su educazione riformata pesantemente a livello preuniversitario e universitario: molto basata su

1) trasparenza, "il miglior disinfettante e' la luce del sole"
2) misurazione ex ante, ex post e in continuo (gli italiani sono allergici alle classifiche)
3) task force di giovani talenti, da modello inglese di "delivery unit" di Tony Blair
4) sforzo culturale per invertire il declino puntando sul merito, ma anche sfatando molti miti, e studiando cosa funziona e cosa non funziona negli altri paesi --- nepotismo, raccomandazioni, esistono altrove ma vanno in senso diverso

Da notare che la "misurazione" deve avvenire a tutti i livelli, dagli studenti ai professori ai Rettori.  Su questi ultimi, per es., si segnala che l'elezione da parte dei docenti non e' un modello vincente. La BOCCONI invece e' l'unica in Italia che ha un CdA esterno.  Il che' non deve voler dire nomina politica, ovviamente.  In tutte queste proposte, aleggia l'incognita dell'applicazione che come spesso succede, rischia in Italia di essere una cura peggiore del male!

Michele Ciavarella

Allego 2 recensioni. 

Attualità

Task force antisprechi

di Luca Piana

Varare squadre di giovani che studino come migliorare la pubblica amministrazione. E premiare il merito. La ricetta del manager. Colloquio con Roger Abravanel


Licenziare i fannulloni? Spingere a più non posso con il federalismo? In queste settimane il dibattito politico è infiammato dalle ricette che il nuovo governo sta elaborando per riformare la pubblica amministrazione. Cacciare gli scansafatiche dagli uffici, come promette il ministro Renato Brunetta, o sottrarre a Roma potere decisionale, come chiede la Lega, rischiano di rivelarsi provvedimenti insufficienti per curare i mali del sistema-Italia. Lo sostiene in questa intervista Roger Abravanel, autore di 'Meritocrazia' (Garzanti editore), un saggio da pochi giorni in libreria.

Nel libro Abravanel mette al centro della sua critica la radicata mancanza di meritocrazia nei meccanismi che, in Italia, conducono le persone ai vertici del potere economico, politico e sociale. È questa mancanza che ha finito per rendere la nostra società "la più disuguale e ingiusta del mondo occidentale": chi nasce povero, ha maggiori probabilità che altrove di rimanere povero; e i figli troppo spesso possono al più seguire il sentiero tracciato dai padri, senza riuscire ad accrescere la loro posizione nelle gerarchie sociali.

La biografia di Abravanel rende la sua analisi particolarmente interessante. Nato a Tripoli nel 1946, a 16 anni venne spedito a Milano per studiare al Politecnico. La famiglia, racconta, lo raggiunse poco dopo con gli unici averi che stavano in una valigia, in fuga dal regime del colonnello Gheddafi. Lui ci scherza su, dicendo che deve anche al dittatore libico se ha potuto approfittare "della rivoluzione meritocratica del secolo scorso, che ha creato opportunità per i più meritevoli indipendentemente dal ceto sociale di provenienza".

Il giovane ingegnere entrò nel colosso della consulenza McKinsey, dove è rimasto 34 anni, raggiungendo i vertici e lavorando con le maggiori aziende del mondo. Per aiutare l'Italia a uscire dal "circolo vizioso del demerito", Abravanel ha elaborato una serie di proposte. Con



'L'espresso' ha accettato di parlarne partendo dai deprimenti dati delle amministrazioni di città e regioni, oggetto dell'inchiesta di queste pagine. "In primo luogo", dice, "possiamo chiederci se esistono vie d'uscita da questa crisi. La mia risposta è sì, visto che da qualche parte è già accaduto".

Dove?
"A Torino. Pochi anni fa la città, con la crisi della Fiat, si è scoperta povera e con scarse prospettive. Le autorità locali hanno collaborato per spostare il centro dell'economia dall'industria ai servizi. Uno dei simboli è il Lingotto: da fabbrica si è trasformata in un centro per esposizioni, eventi culturali, grandi manifestazioni. Nei migliori alberghi della città un tempo c'erano fornitori e consulenti Fiat; oggi si trovano turisti che arrivano dall'Italia e dall'estero".

Il libro di Roger Abravanel

Merito della politica?
"È successo perché gli amministratori, invece di organizzare convegni, si sono focalizzati su alcuni obiettivi concreti da consegnare ai cittadini. Osservare leader in grado di ottenere i risultati che promettono trasmette fiducia a tutto il sistema, un fattore essenziale per rompere il circolo vizioso del demerito. Credo che non sia casuale il fatto che a Torino si trovi uno degli eroi sconosciuti della meritocrazia che racconto nel mio libro, il presidente del Tribunale civile Mario Barbuto".

Quali sono i suoi meriti?
"Nel 2001 ha deciso che era arrivato il momento di ridurre i tempi della giustizia. Oggi il 93 per cento delle cause civili in corso ha meno di tre anni, il 66 meno di un anno, dati che rendono il Tribunale di Torino un caso quasi unico in Italia. Il segreto è stato riscoprire e misurare il merito anche nella magistratura. Non sono serviti straordinari, Barbuto ha semplicemente definito gli obiettivi, creato incentivi soprattutto di natura morale e responsabilizzato i magistrati".

Come replicare questi esempi altrove?
"Il principio è semplice: la meritocrazia è un sistema di valori che permette ai migliori di crescere e trascinare gli altri. La mia prima proposta è adottare il metodo di Tony Blair in Gran Bretagna: dieci anni fa creò una 'delivery unit', un gruppo di 50 giovani che aveva il compito di individuare e consegnare ai cittadini le proposte per migliorare la qualità dei servizi e ridurre gli sprechi. Il capo dell'unità, Michael Barber, ne parla come dei cinquanta 'bravissimi giovani che hanno cambiato la vita di 50 milioni di connazionali'. Il rischio in questi casi è creare enti inutili: non è successo perché Blair dedicò molto tempo al gruppo, costringendo i suoi ministri a tradurre in azione suggerimenti concreti, come la riduzione dei tempi d'attesa per una Tac in un certo ospedale o la lotta ai furti in determinate zone".





Nei servizi pubblici oggi si parla soprattutto di cacciare i fannulloni.
"E va bene. Mi domando però quanti siano i fannulloni sui tre milioni di dipendenti pubblici. Ventimila? Una volta che li hai cacciati, che fai con gli altri? Il problema è creare una nuova classe dirigente, capace e moderna. Se una grande città o una Regione si dotasse di una 'delivery unit' selezionando in modo meritocratico alcuni giovani per studiare gli interventi possibili, nascerebbe un gruppo di persone in grado di affermarsi e di fare da esempio agli altri. I cinquanta di Barber non erano 'figli di', erano semplicemente i migliori".

Sindaci e governatori si lamentano di avere pochi poteri. E nei confronti di molte istituzioni locali, come le province, c'è scarsa fiducia.
"In primo luogo pochi Paesi come l'Italia hanno poteri locali così forti. Basta pensare che in Gran Bretagna tra le grandi città solo Londra ha il sindaco, una figura che era stata eliminata da Margaret Thatcher. Gli spazi per interventi concreti ci sono già: le regioni gestiscono la sanità, i comuni attività che influenzano parecchio la vita dei cittadini: possono intervenire sul decoro pubblico, costringere i vigili urbani a stare in strada invece che negli uffici, devono gestire al meglio la raccolta rifiuti o potenziare i trasporti pubblici".

E in secondo luogo?
"Mi lasci dire che in Italia amiamo le mode. Gli enti locali non funzionano? Cancelliamo le province e magari replichiamo l'intero Stato in ogni regione. Ci andrei con maggiore cautela: le province possono essere utili se permettono a comuni troppo piccoli di agire con maggiore massa critica, come avviene negli Stati Uniti con le contee. La devolution dev'essere flessibile e, per funzionare, presuppone un governo centrale fortissimo, in grado di imporre a tutti linee guida in determinati ambiti".

A che cosa pensa, in particolare?
"Alla scuola, che nel favorire il merito gioca un ruolo fondamentale. Pochi sanno che la meritocrazia è nata negli anni Trenta quando l'università americana di Harvard introdusse i 'test di attitudine scolastica'. I Sat, come sono chiamati, vennero definiti giustamente l'arma segreta della meritocrazia: hanno reso possibile l'accesso a Harvard agli ebrei del ghetto, agli immigrati indiani, agli italiani di Brooklyn, rompendo il monopolio dei bianchi protestanti di origine anglosassone. Oggi, in Italia, per restituire meritocrazia serve qualcosa di simile".

Perché?
"Abbiamo 70 università che aspirano a essere come Harvard, nessuna che raggiunge l'eccellenza. La mia proposta è introdurre i test per gli studenti e permettere ai migliori di scegliere le migliori università. Questo selezionerebbe le università e il governo, facendo leva su risultati monitorabili, potrebbe finanziare solo le migliori, costringendo le altre a chiudere o riqualificarsi. Dare le giuste possibilità agli studenti più bravi, da qualsiasi luogo arrivino, è l'unica strada per garantire pari opportunità e mobilità sociale. È un processo che può essere coordinato solo da un governo dotato di poteri forti, perché localmente nessuno vuole rinunciare all'università di casa. A livello locale l'inerzia delle lobby pesa parecchio: per questo il governo dev'essere in grado di imporre linee guida comuni, magari portando in tribunale quei sindaci che si rifiutano di liberalizzare o regolamentare meglio i servizi locali. Come fa l'Unione europea con gli Stati membri che non rispettano le sue direttive. Forse così le nostre città avrebbero finalmente più taxi a buon mercato".

Resta però l'idea del libro che la meritocrazia nasce dal basso.
"Certamente. La meritocrazia esige un cambiamento culturale, che avviene quando in vari gangli della società nascono 'semi del merito' che si sviluppano in vere 'comunità del merito', capaci di contagiare il resto del sistema. Non ci vuole un ente centrale che controlla tutto, ma centinaia di comunità che nascono in maniera spontanea. Magari proprio nelle città e nelle regioni".

(22 maggio 2008)




30-05-2008

Sprechi, impiegati "fannulloni", dirigenti strapagati per servizi inefficienti. Così molti cittadini vedono la Pubblica Amministrazione. E da qualche tempo, è il caso di ricordarlo, anche qualche politico. Quello che forse indispone di più la gente comune è vedere persone che occupano determinate posizioni senza averne le competenze, le capacità, il titolo di studio. Sul "mal di merito" è uscito da pochi giorni il libro di Roger Abravanel Meritocrazia 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto (Garzanti Libri).

La scarsa cultura del merito, secondo Roger Abravanel, è la causa principale dell'impoverimento del nostro paese, che definisce "la società più ineguale del mondo occidentale", dove è altamente probabile che il figlio segua la strada del padre. Buon per lui se il suo livello professionale è elevato.

L'approccio interessante di questo libro è la fattibilità dei suggerimenti per sconfiggere le cattive abitudini. Dall'Europa all'Asia, in società più avanzate della nostra nello sviluppo della meritocrazia, l'autore raccoglie una serie di esperienze pilota nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nei sistemi educativi, nelle organizzazioni militari. Esempi di eccellenza che possono essere importabili per gettare anche in Italia semi di meritocrazia.

Tuttavia, siccome non è giusto fare di tutta l'erba un fascio, l'autore segnala alcuni casi dove il merito è stato applicato anche a casa nostra. Esempi raccolti nelle imprese, nella ricerca scientifica, nella giustizia dimostrano che anche da noi praticare la meritocrazia si può. A Torino il recupero del Lingotto, per esempio, o il drastico calo dei tempi della Giustizia del Tribunale civile. Eroismi? No semplicemente casi in cui gli amministratori hanno decido di ascoltare i cittadini e focalizzarsi sulla realizzazione degli impegni presi.

Per ridare slancio all'economia del nostro Paese Roger Abravanel propone di valorizzare il talento nella scuola e nell'università, negli enti pubblici e nelle imprese, restituire ai consumatori e ai cittadini un ruolo centrale, aumentare le opportunità per le donne e i giovani. Questi ultimi soprattutto. In Italia, dove se hai meno di trent'anni non ti stanno neanche ad ascoltare perché sei troppo inesperto, Abravanel suggerisce alle città o alle regioni di dotarsi di una "delivery unit" (leggi l'intervista all'autore sull') selezionando in modo meritocratico alcuni giovani, davvero i più competenti, per studiare le migliori politiche pubbliche da attuare sul territorio.

G.I.


Pubblicati bandi PRIN -- Stanziati 90 milioni rispetto ai 150 ml. previsti --- i finanziati

July 22, 2008 by mciava


Si trovano a PRIN 2007.

http://prin.miur.it/php4/esq/esq.php?chiave=illxbkILQDQ]LDWL|||N5MM79aK0sY1215190390&prin=neijqmeujxhpphuiwrGh

Sono state finanziate 65 Università (almeno come capofila), per un totale di ca.89 milioni, secondo questa statistica.

Dibattito riforma universitaria a Ferrara, Stop ai PRIN, Esof a Barcellona sul Nucleare ------ tramite Oca sapiens di Sylvie Coyaud il 18/07/08

July 19, 2008 by mciava

Riforma universitaria link al dibattito organizzato l’8 luglio a Ferrara. Tira vento di fondazione.
In testi degli interventi sono riportati al link.

PRIN:  i fondi sono stati tagliati da 150 a 98 milioni, per cui tutto il lavoro fatto dall’inizio dell’anno dagli incaricati della selezione di quelli da finanziare è da buttare. Ma i tagli previsti dalla manovra d’estate “saranno restituiti nei prossimi anni” dice la ministra Gelmini a un collega del Sole-24 Ore, promesse?

ESOF a Barcellona,http://www.esof2008.org/  si discute molto di nucleare.

Links tramite Oca sapiens di Sylvie Coyaud il 18/07/08 su repubblica.

Re: Gli 83 scienziati highlycited italiani, e proposta di creare un "CINVUR" ibrido tra CIVR e ANVUR

July 17, 2008 by mciava

Vi ricordo DL Mussi-Fioroni e la sua discussione presa da:-

http://politica-universitaria.blogspot.com/2007/01/anvur-agenzia-nazionale-di-valutazione.html

Saturday, January 06, 2007 ANVUR: Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca . L. 24 novembre 2006, n. 286, artt. 138-148. La legge reca per titolo “Conversione il legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria” ed è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 28 novembre 2006 - Supplemento ordinario n. 233. La legge è entrata in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione, cioè dal 29 novembre 2006. La legge consta di 47 articoli, di cui l’art. 2 include 181 commi, ai nn. 138-148 riguardano:


ANVUR
Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca


Art. 2
Comma 138


Al fine di razionalizzare il sistema di valutazione della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici, nonché dell’efficienza ed efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione, è costituita l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), con personalità giuridica di diritto pubblico, che svolge le seguenti attribuzioni:


a) valutazione esterna della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici, sulla base di un programma annuale approvato dal Ministro dell’università e della ricerca;
b) indirizzo, coordinamento e vigilanza delle attività di valutazione demandate ai nuclei di valutazione interna degli atenei e degli enti di ricerca;
c) valutazione dell’efficienza e dell’efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione.


Comma 139


I risultati delle attività di valutazione dell’ANVUR costituiscono criterio di riferimento per l’allocazione dei finanziamenti statali alle università e agli enti di ricerca.


Comma 140


Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legg 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono disciplinati:


a) la struttura e il funzionamento dell’ANVUR, secondo principi di imparzialità, professionalità, trasparenza e pubblicità degli atti, e di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello Stato;
b) la nomina e la durata in carica dei componenti dell’organo direttivo, scelti anche tra qualificati esperti stranieri, e le relative indennità.


Comma 141


A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 140, contestualmente alla effettiva operatività dell'ANVUR, sono soppressi il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR), istituito dall’articolo 5 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU), istituito dall’articolo 2 della legge 19 ottobre 1999, n. 370, il Comitato di valutazione di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 127, e il Comitato di valutazione di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 128.


Comma 142


Agli oneri derivanti dall’attuazione dei commi da 138 a 141, nel limite di spesa di 5 milioni di euro annui, si provvede utilizzando le risorse finanziarie riguardanti il funzionamento del soppresso CNVSU nonché, per la quota rimanente, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537.


Comma 143


Allo scopo di razionalizzare le attività nel settore della ricerca, contenendo la spesa di funzionamento degli enti pubblici di ricerca, il Governo è autorizzato ad adottare, su proposta del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, uno o più regolamenti ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro il termine di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al fine di provvedere alla ricognizione e al riordino degli enti pubblici nazionali di ricerca a carattere non strumentale, vigilati dal Ministero dell’università e della ricerca, disponendo anche lo scorporo di strutture e l’attribuzione di personalità giuridica, l’accorpamento, la fusione e la soppressione, tenuto conto dei principi e criteri direttivi indicati negli articoli 11, comma 1, lettera d), 14, 18 e 20 della legge 15 marzo 1997. n. 59, e successive modificazioni.


Comma 144


I regolamenti di cui al comma 143 sono emanati previo parere delle competenti Commissioni parlamentari da rendere entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi. Decorso tale termine i decreti possono comunque essere emanati. Dalla data di entrata in vigore dei regolamenti, sono abrogate le disposizioni vigenti relative alla disciplina degli enti sottoposti a riordino.


Comma 145


Dall’attuazione dei regolamenti di cui al comma 143 non devono derivare oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.


Comma 146


Il comma 2-ter dell’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, è sostituito dal seguente:


«2-ter. Le disposizioni di cui al comma 2-bis si applicano anche a coloro che conseguono la laurea specialistica o magistrale in giurisprudenza sulla base degli ordinamenti didattici adottati in esecuzione del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e successive modificazioni. Per tali soggetti, a decorrere dallanno accademico 2007-2008, con regolamento del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della giustizia, adottato ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, l’ordinamento didattico delle Scuole di cui al comma 1 può essere articolato sulla durata di un anno».


Comma 147


All’articolo 22, comma 13, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, nel primo periodo, le parole: «è riconosciuto» sono sostituite dalle seguenti: «può essere riconosciuto». Le università disciplinano nel proprio regolamento didattico le conoscenze e le abilità professionali, certificate ai sensi della normativa vigente in materia, nonché le altre conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello post-secondario da riconoscere quali crediti formativi. In ogni caso, il numero di tali crediti non può essere superiore a sessanta.


Comma 148


Per le finalità di cui all’articolo 26, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si provvede con regolamento del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, fermi restando i principi e i criteri enunciati nella medesima disposizione e prevedendo altresì idonei interventi di valutazione da parte del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) sull’attività svolta, anche da parte delle università e delle istituzioni già abilitate al rilascio dei titoli accademici alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Fino alla data di entrata in vigore del regolamento, non può essere autorizzata l'istituzione di nuove università telematiche abilitate al rilascio di titoli accademici.


Fonte


LAVORI PREPARATORI


– Resoconto sommario del 7 novembre 2006
– – Estratto
– – – Sen. Giuseppe Valditara


In discussione generale interviene il senatore VALDITARA (AN) il quale giudica aberranti alcune disposizioni contenute nel disegno di legge e in particolare i commi 143, 144 e 145 dell’articolo 2. Tali norme - che egli non esita a definire eversive - costituiscono a suo giudizio un colpo di mano assai grave contro l’autonomia degli enti di ricerca in Italia e si pongono in contraddizione con l’articolo 33 della Costituzione, posto a fondamento di tale autonomia. In passato del resto la disciplina degli enti di ricerca è sempre stata disposta con un atto legislativo, seguito da regolamenti di organizzazione degli stessi enti di ricerca. Il comma 143 dell’articolo 2, invece, stabilisce che la razionalizzazione degli enti di ricerca avvenga attraverso regolamenti di delegificazione, sottoposti ad un mero parere non vincolante delle competenti Commissioni parlamentari e che possono comunque essere emanati anche in assenza di detto parere ove siano trascorsi trenta giorni dalla trasmissione. Il Governo dispone quindi di un enorme potere, non soggetto al controllo parlamentare. Rimarcando il suo disaccordo nei confronti di tale impostazione, egli ricorda che anche i sindacati hanno manifestato perplessità su un meccanismo che, ribadisce, potrebbe costituire un pericoloso precedente. Appellandosi alle componenti della maggioranza più sensibili al riconoscimento dell’autonomia degli enti di ricerca, egli auspica che la Commissione manifesti una posizione unitaria contraria a tale disposizione normativa. Quanto al comma 138 dell’articolo 2, egli ritiene la creazione dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) coerente con le iniziative messe in atto nella scorsa legislatura. Tuttavia, considerata la sostanziale identità di competenze tra l’ANVUR e i due organi preesistenti, il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) e il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR), egli ritiene ingiustificata la soppressione di tali due istituti, che hanno peraltro conseguito discreti risultati. Per contro, tale scelta potrebbe essere conseguente alla volontà governativa di cambiare ad ogni costo gli organi dirigenti di tali istituti, che attualmente non sono in scadenza, in una logica di spoil system. Quanto alla struttura dell’ANVUR, egli ritiene impropria la mancata indicazione dei professori ordinari fra i componenti di tale organo e giudica inverosimile che non sia previsto un termine per la durata dei suoi vertici. A proposito del riferimento alla terzietà contenuto nella relazione introduttiva della presidente Vittoria Franco, egli stigmatizza che nel provvedimento non siano indicati i criteri per la composizione dell’ANVUR e per la nomina dei suoi membri. Qualora i soggetti incaricati della scelta dei membri dell’Agenzia di valutazione fossero professori universitari, egli paventa infatti il rischio della creazione di “cordate” portate a giudicare negativamente scuole di pensiero rivali; se invece la nomina fosse governativa, l’intera operazione risponderebbe pienamente alle ragioni dello spoil system. Sarebbe infine assai deprecabile se tali membri fossero nominati dal mondo dell’impresa. Reputando contestabile la mancanza di un criterio certo per la composizione di tale Agenzia e constatando l’assenza di requisiti di trasparenza, egli giudica dunque preferibile che le scelte siano sottoposte al circuito della responsabilità politica. Tuttavia in tal caso il Ministro godrebbe di poteri eccessivi tali da rasentare l’arbitrio. In conclusione, egli auspica che emerga una logica di confronto serio tra maggioranza e opposizione che prenda le distanze da velleità di occupazione dell’università, della ricerca e del sapere, suscettibili di far perdere importanti occasioni di sviluppo.


– – – Sen. Franco Asciutti


Il senatore ASCIUTTI (FI) a proposito dell’ANVUR, precisa che qualsiasi sistema di valutazione necessita di risorse adeguate: nel provvedimento in esame, invece, non sono chiare le modalità di finanziamento della nascente Agenzia di valutazione, né risulta sufficientemente esplicitato il suo carattere innovativo rispetto agli organismi vigenti. Le risorse attualmente stanziate, pari a 5 milioni di euro per ogni anno, risultano a suo avviso assai esigue, non sufficienti a coprire l’intera attività di valutazione del sistema universitario. Quanto ai decreti di riordino degli enti di ricerca, egli deplora che non sia prevista la loro trasmissione alle Commissioni parlamentari competenti sulla verifica dei profili finanziari dei provvedimenti, al fine di assicurare l'effettività della clausola di invarianza di spesa indicata al comma 145 dell'articolo 2.


– – – Sen. Andrea Ranieri


Prende la parola il senatore RANIERI (Ulivo), il quale ritiene che il precedente sistema di valutazione, basato sulla divisione di competenze tra il CNSVU e il CIVR, non consentisse una organica valutazione delle università. La creazione di un’unica Agenzia, e la conseguente soppressione dei due organi preesistenti, risponde quindi, a suo giudizio, all’esigenza di avere un unico istituto preposto alla valutazione delle università e degli enti di ricerca, tanto più che gli atenei svolgono sia attività didattiche che di ricerca. Quanto alle considerazioni del senatore Valditara, egli ritiene che nella scelta degli organi direttivi di tali enti fino ad oggi siano stati pienamente rispettati i requisiti di imparzialità ed oggettività, in una logica estranea a considerazioni di mera opportunità politica. A conferma di ciò, egli ricorda che la maggior parte di essi ha resistito ai cambi di maggioranza che si sono succeduti. Il rischio paventato dal senatore Valditara, secondo cui la scelta degli organi direttivi sarebbe legata a logiche di spoil system, risulta pertanto a suo avviso inesistente, anche in considerazione dell’onorabilità sia della comunità scientifica che della classe politica italiana. Né tale situazione si è del resto verificata durante l’attività del CNSVU e del CIVR. L’istituzione dell’ANVUR, quale unica sede di valutazione della didattica e della ricerca, egli prosegue, si ispira inoltre a criteri europei ed è perfezionata dalla possibilità che ne facciano parte esperti di fama internazionale, segno di una maggiore attenzione alla trasparenza e all’oggettività. Quanto al meccanismo previsto dal comma 143 dell’articolo 2 sul riordino degli enti di ricerca, egli osserva preliminarmente che il carattere di urgenza deriva dall’assoluta perdita di credibilità degli attuali gruppi dirigenti. Si dichiara tuttavia perplesso in ordine alla scelta dello strumento del regolamento di delegificazione, giudicando preferibile il ricorso alla delega legislativa al fine di garantire l’autonomia degli enti di ricerca. Chiede quindi al Governo se sussistono margini di operatività per modificare tale disposizione, dichiarando fin d’ora la disponibilità delle sua parte politica ad intervenire in tal senso in un successivo provvedimento normativo qualora ragioni di opportunità sconsigliassero un’ulteriore lettura del decreto-legge n. 262 presso la Camera dei deputati.


– – – Maria Agostina Pellagatta


La senatrice PELLEGATTA (IU-Verdi-Com) giudica con favore le misure volte ad impedire l’accesso indiscriminato ai crediti da parte di chi abbia maturato esperienze professionali, nonché a bloccare le università telematiche. Entrambe si propongono infatti l’obiettivo di restituire serietà e rigore agli studi universitari, nella medesima ottica della riforma degli esami di maturità attualmente all’esame dell’Assemblea. La delegificazione della disciplina degli enti di ricerca suscita invece forti perplessità, sia per la genericità dei criteri di riordino che per l’obiettivo dichiarato di contribuire, per questa via, alla riduzione della spesa pubblica. Dopo aver sollecitato un ordine del giorno che precisi meglio i criteri della delegificazione, esprime invece un giudizio positivo sull'intento di rafforzare la terzietà della valutazione del sistema universitario.


– – – Senatori: Giovanni Mauro, Giovanna Capelli, Magda Negri, Giuseppe Scalera


Il senatore MAURO (FI) nega che il decreto-legge in esame rechi una riforma epocale della ricerca scientifica. Piuttosto, esso rappresenta il frutto di un’azione di Governo assai frammentaria che, con particolare riferimento agli enti di ricerca, culmina in una delegificazione gravissima che esautora completamente il Parlamento. Quanto all’istituzione dell’ANVUR, egli ritiene indispensabile che il Governo precisi preliminarmente le ragioni di tale scelta e gli obiettivi ad essa sottesi. Pur nella consapevolezza che la Commissione abbia in questa sede solo poteri consultivi, in considerazione del rilievo del provvedimento in esame auspica che anche da parte della maggioranza vi sia un segnale di coerenza, a testimonianza di voler davvero percorrere un cammino di riforme condivise, pena il rischio di una deriva incontrollata. La senatrice CAPELLI (RC-SE) osserva preliminarmente che alcune disposizioni del decreto-legge hanno carattere fiscale, mentre altre - tra cui quelle di competenza della Commissione - riguardano l'organizzazione della Pubblica amministrazione. Richiamandosi a considerazioni precedentemente svolte, ella manifesta la sua perplessità rispetto alle disposizioni sul riordino degli enti di ricerca di cui al comma 143 dell'articolo 2, non condividendo la scelta dello strumento della delegificazione. La senatrice NEGRI (Aut) invita entrambi gli schieramenti a liberarsi dalla logica del sospetto. Con riferimento al riordino degli enti di ricerca, osserva poi che, benché dalla fine degli anni Novanta si sia proceduto con successive deleghe e conseguenti decreti legislativi, non può negarsi che sia nella potestà del Governo operare anche con modalità diverse, ad esempio con atti di normazione secondaria. Pur prendendo atto della disponibilità del senatore Ranieri in favore di atti di natura legislativa, sottolinea quindi che essi non sono necessari, quanto meno sul piano teorico. Osserva peraltro che sarebbe stato preferibile svolgere la discussione sul riordino degli enti di ricerca in diversa ed autonoma sede, anziché nell'ambito di un decreto-legge così eterogeneo come quello in esame. Il senatore SCALERA (Ulivo) (… ) passando alle parti relative all’università e alla ricerca, rileva che il giudizio sul nuovo organismo di valutazione (ANVUR) deve essere sospeso in attesa dei successivi regolamenti che ne recheranno la disciplina di dettaglio. Sottolinea comunque fin d’ora che la terzietà dell'organo rispetto al Ministero e alle università resta un indefettibile parametro di efficienza. Rammaricandosi che ragioni di tempo non consentano ulteriori approfondimenti, deplora che il Mezzogiorno risulti sempre discriminato nell'assegnazione dei contributi per la ricerca.


Posted by Antonio Caracciolo at 11:22 AM

Re: Gli 83 scienziati highlycited italiani, e proposta di creare un "CINVUR" ibrido tra CIVR e ANVUR

July 17, 2008 by mciava

Ricevo da un amico ingegnere gestionale dell'Associazione Italiana Ingegneri Gestionali (AiIG) (Nicola Costantino):

L´AiIG ha adottato le seguenti classificazioni delle riviste internazionali di interesse per i propri soci:

- ISI - Journal Citation Reports - Impact Factor (accessibile da questo link http://portal.isiknowledge.com/portal.cgi?DestApp=JCR&Func=Frame);
- ABS (Association of Business Schools) Academic Journal Quality Guide (scaricabile da questo link http://www.the-abs.org.uk/?id=257);
- Harzing - Journal Quality List (scaricabile da questo link http://www.harzing.com/index.htm).

L´obiettivo è quello di adeguare il sistema di valutazione dell´eccellenza e della rilevanza scientifica delle riviste di interesse per i soci dell´AiIG ai principali ranking internazionalmente riconosciuti, al fine di stimolare ulteriormente la crescita qualitativa dei lavori e favorire un rafforzamento dell´immagine nella comunità scientifica nazionale e, soprattutto, internazionale.

L´AiIG ha inoltre definito una classificazione delle riviste nazionali di interesse per i propri soci.

Le classificazioni delle riviste adottate vanno intese come valutazione della rilevanza scientifica delle riviste e non intendono fornire un´indicazione della pertinenza delle discipline e delle aree tematiche trattate in prevalenza dalle riviste stesse rispetto all´ingegneria economico-gestionale.

Gli 83 scienziati highlycited italiani, e proposta di creare un "CINVUR" ibrido tra CIVR e ANVUR

July 17, 2008 by mciava

Mentre l'Italia ha solo da poco debolmente tentato di fare agenzie di valutazione ex-post della ricerca, con il CIVR, www.civr.it/ che pare sarà ancora operativo visto che la proposta ANVUR di Mussi-Fioroni è stata "bocciata" dal Ministro Gelmini, e che molto debolmente i governi hanno tentato di assegnare a queste ultime dei veri poteri di assegnazione di risorse, l'esercizio avviene da oltre 20 anni in UK, il RAE (cui CIVR si ispira).

Ultimamente (vedi altro mio contributo su questo forum The new system in UK --- Research Excellence Framework) il sistema UK si sta rivolgendo molto piu' a "impact analysis" non solo al numero di "prodotti" (articoli, brevetti), ma quanto questi sono citati e usati da altri.

In italia, siamo decisamente indietro. Alcuni autori comunque hanno iniziato a studiare e ragionare su classifiche e ranking delle riviste, su quanto la produzione accademica conti.

Altre valutazioni le trovate sul sito www.isihighlycited.org che vede l'italia ben piazzata (intorno a 7 o 8 come numero di documenti ISI e anche come H-factor, a 321 a pari merito con la svizzera!) ma molto meno ben piazzata come concentrazione di cervelli. Nel database isihighlycited.com trovate 83 italiani (alcuni nel gruppo2003.org), ma ben oltre 400 inglesi, e un enorme 4014 degli USA! Ci servono i grandi cervelli, e quasi nessuno di questi e' rientrato con la "legge rientro dei cervelli". Ci vuole una VERA legge di rientro dei "grandi cervelli" che li permetta di lavorare in condizioni di standard altissimo. Indicativo che nella struttura IIT che voleva essere MIT italiano, non e' entrato nessun isihighlycited, ne' italiano, ne' straniero. Che occasione perduta!

Elenco highlycited italiani. Ho calcolato H-index, per alcuni arriva quasi a toccare 100, complimenti (non ho completato la statistica in modo completo e prego chi e' interessato di contattarmi per aiutarmi!). 

Il piu' prolifico tra gli scienziati italiani e' il prof. PM Mannucci di UniMI, che mi risulta Presidente del gruppo2003.org, con oltre 1350 lavori ISI. Altri complimenti. Ci sono Rettori (UniTO, Bocconi), ex-Ministri, direttori di grandi Istituti (per es. Mario Negri). Si puo' ancora sperare, e andrebbe valorizzata ulteriormente questa lista per attingere agli Alti Incarichi di valutazione della Ricerca e università, invece che affidarla a nomine politiche...

Devo dire che la proposta Mussi-Fioroni, per quanto interessante per l'apertura a "commissioni straniere", non mi pare faccia riferimento esplicito a parametri per valutare l'alto livello dei commissari da nominare. Esistono delle analisi molto interessanti da parte di Silvio Garattini sul libro "La ricerca Tradita" di Maccaccaro e gruppo2003, ma non mi risulta che questo sia stato integrato nella proposta Mussi-Fioroni.   Potrebbe essere occasione di creare un "CINVUR" ibrido tra CIVR e ANVUR, che abbia i pregi di entrambe le proposte/sistemi.



Name Institution Category
Abbracchio, Maria Pia Università degli Studi Milano Pharmacology
Adorini, Luciano Intercept Pharmaceuticals Immunology
Amato, Mariana Univ degli Studi della Basilicata Ecology/Environment
Ambrosio, Luigi Scuola Normale Superiore Mathematics
Balbo, Gianfranco Universita degli Studi di Torino Computer Science
Balzani, Vincenzo University of Bologna Chemistry
Benci, Vieri Università di Pisa Mathematics
Benedetto, Sergio Politecnico di Torino Computer Science
Bertelli, Gianpaolo INAF Space Sciences
Bottino, Cristina Istituto Giannina Gaslini Immunology
Bressan, Alessandro Istituto Nazionale di Astrofisica Space Sciences
Brezzi, Franco IUSS (Istit Univ di Studi Superiori) Mathematics
Bruno, Maurizio Universita di Palermo Agricultural Sciences
Busetto, Giovanni Universita degli Studi di Padova Physics
Carafoli, Ernesto University of Padova Biology & Biochemistry
Caso, Carlo Università degli Studi di Genova Physics
Chiosi, Cesare Universita di Padova Space Sciences
Chlamtac, Imrich CREATE-NET Computer Science
Clerici, Mario (Mago) Milano University Medical School Immunology
De Nicola, Rocco Università degli Studi di Firenze Computer Science
Dell'Orso, Mauro Università di Pisa Physics
Di Chiara, Gaetano Univ of Cagliari Pharmacology Neuroscience
Dosi, Giovanni Scuola Superiore Sant Anna Economics/Business
Falini, Brunangelo Università degli Studi di Perugia Clinical Medicine
Ferrannini, Ele University of Pisa Biology & Biochemistry
Ferrari, Domenico Univ Cattolica at Piacenza Computer Science
Ferrero, M. I. Universita di Torino Physics
Ferrucci, Luigi Social Sciences, General
Frontera, Filippo Ferrara University Space Sciences
Garattini, Silvio Mario Negri Inst Pharmacology
Gatteschi, Dante University of Florence Chemistry
Gesmundo, Francesco Universita degli Studi di Genova Materials Science
Gessa, Gian Luigi Universita degli Studi di Cagliari Pharmacology
Ghisellini, Gabriele Istituto Nazionale di Astrofisica Space Sciences
Giacomelli, Giorgio Università di Bologna Physics
Giaquinta, Mariano Scuola Normale Superiore de Pisa Mathematics
Gioia, Isabella Maria Istituto di Radioastronomia Space Sciences
Giorgi, Filippo Abdus Salam Intern Centre for Theor Physics Geosciences
Giuliani, Sandro Menarini Ricerche S.p.A. Pharmacology
Isidori, Alberto Università degli Studî di Roma La Sapienza Engineering
La Vecchia, Carlo Università degli Studi di Milano Clinical Medicine
Maccacaro, Tommaso Osservatorio Astronomico di Brera Space Sciences
Maggi, Carlo Alberto Menarini Ricerche S.p.A. Pharmacology
Maggi, Enrico Universita di Firenze Immunology
Mancia, Giuseppe University of Milan Clinical Medicine
Mannucci, Pier Mannuccio Univ degli Studi di Milano Clinical Medicine
Mantovani, Alberto Istituto Mario Negri, Univ di Milano Immunology
Maraschi, Laura Istituto Nazionale di Astrofisica Space Sciences
Marezio, Massimo CNR Physics
Marsan, Marco Ajmone Politecnico di Torino Computer Science
Meli, A. Menarini Ricerche S.p.A. Pharmacology
Montanari, Ugo Università di Pisa Computer Science
Montorsi, Guido Politecnico di Torino Computer Science
Moretta, Alessandro Universita degli Studi di Genova Immunology
Moretta, Lorenzo Istituto Giannina Gaslini Immunology
Nicolais, Luigi University of Naples 'Federico II' Materials Science
Parisi, Giorgio University of Rome I La Sapienza Physics
Parronchi, Paola University of Florence Immunology
Patacchini, Riccardo Chiesi Pharmaceuticals SpA Pharmacology
Pelizzetti, Ezio Universita delgi Studi di Torino Ecology/Environment
Peroni, Cristiana Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Physics
Piozzi, Franco Universita de Palermo Agricultural Sciences
Piro, Luigi Istit Astrofisica - Roma Space Sciences
Raiteri, Maurizio Università di Genova Pharmacology
Rappuoli, Rino Chiron Srl Microbiology
Regoli, Domenico C. Università delgi Studi di Ferrara Pharmacology
Remuzzi, Giuseppe Mario Negri Inst Clinical Medicine
Renzini, Alvio INAF Osservatorio Astronomico di Padova Space Sciences
Ristori, Luciano Sezione INFN and Scuola Normale Superiore Physics
Rizzolatti, Giacomo University of Parma Neuroscience
Romagnani, Sergio University of Florence Immunology
Roncarolo, Maria-Grazia San Raff Theleton Inst for Gene Therapy Immunology
Sacchi, Nicoletta University of Milan Biology & Biochemistry
Santicioli, Paolo Menarini Ricerche S.p.A. Pharmacology
Savona, G. University of Palermo Agricultural Sciences
Stanco, Luca INFN - Padova Physics
Stella, Luigi INAF - Astronomical Observatory of Rome (OAR) Space Sciences
Tabellini, Guido Bocconi University Economics/Business
Walmsley, C. Malcolm Osservatorio Astrofisico diArcetri Space Sciences
Zamorani, Giovanni Istituto Nazionale di Astrofisica Space Sciences
Zichichi, Antonino Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Physics

Re: RICERCA SCIENTIFICA VOLANTE

July 15, 2008 by mciava

Caro Angelo hai ragione.   Per qualche motivo ALITALIA è protetta come compagnia di Bandiera, invece l'Università Italiana va affossata, non è una bandiera per nessuno.  Chissà quale sondaggio ha consigliato questa politica, ma per me è cieca.

Re: REPUBBLICA del 15/7: Università, la protesta dilaga "Via i tagli o stop alle lezioni"

July 15, 2008 by mciava

Ma il Ministro risponde che taglierà in modo meritocratico... perchè un sistema che al 90% paga solo stipendi dal FFO non resiste: forse però un'altra soluzione è aumentare il FFO, o perlomeno garantire il giusto ricambio generazionale, dal momento che gli studenti aumentano, come faranno i professori a gestirli tutti, se il 47% dei docenti in servizio oggi (38000ca equamente divisi tra associati e ordinari) e 28000ricercatori andranno in pensione?  Se persiste il blocco del 20% del turnover, non si andrà al collasso piuttosto accelerato dal Ministro invece che fermato?  Non è oro tutto quello che luccica, o ci son specchietti per le allodole?

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2008-uno/intervista-gelmini/intervista-gelmini.html

Minori fondi per gli atenei, Mariastella Gelmini risponde al mondo accademico
"Scelte indispensabili, ma premieremo i migliori con altri tipi di finanziamenti"

Università, il ministro rassicura
"Tagli sì, ma in base al merito"

"Un sistema costretto a spendere il 90% in stipendi non ha futuro"

REPUBBLICA del 15/7: Università, la protesta dilaga "Via i tagli o stop alle lezioni"

July 15, 2008 by mciava

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2008-uno/protesta-atenei/protesta-atenei.html

Si moltiplicano le critiche alle misure inserite nel dl che anticipa la Finanziaria
Chieste modifiche immediate, mentre c'è chi minaccia drastiche contestazioni

Università, la protesta dilaga
"Via i tagli o stop alle lezioni"

di ANDREA BETTINI


ROMA - Contestazioni, minacce di bloccare lezioni, esami e sessioni di laurea, allusioni nemmeno troppo velate allo stop del prossimo anno accademico. Chi si attendeva un'estate di transizione ed un eventuale autunno di proteste, a quanto pare, era troppo ottimista. In molte università italiane è già iniziata la mobilitazione contro i tagli decisi dal governo il 25 giugno con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria. Una protesta che sta dilagando e che, con toni e modalità diverse, coinvolge rettori, docenti, ricercatori e personale amministrativo.

Le spiegazioni e le rassicurazioni del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che di fronte alle prime polemiche ha parlato di "scelte dolorose ma indispensabili" e di "tagli sulla base di indicatori di merito", sembrano non essere riuscite a fermare le critiche. Mentre si moltiplicano le assemblee e gli allarmi per il futuro dell'università, la richiesta dei contestatori è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l'iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un'assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie.

I punti contestati. A preoccupare il mondo accademico sono diversi provvedimenti. Il più criticato è la graduale riduzione, collegata ad una forte stretta sulle assunzioni, del Fondo di finanziamento ordinario, con risparmi di circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013. Contestate anche le misure sugli stipendi, con scatti di anzianità dei docenti che da biennali diventeranno triennali ed una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo. Molta perplessità, infine, anche sulla possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato.

"Interventi inaccettabili". Dopo la bocciatura unanime da parte della Conferenza dei rettori, secondo la quale i tagli porteranno inevitabilmente il sistema al dissesto, dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. Una mozione approvata ieri dai Senati accademici degli atenei toscani definisce interventi gravi e "inaccettabili" la riduzione dei trasferimenti statali e la limitazione "improvvisa, indiscriminata e pesante" del turnover dei dipendenti e chiede lo stralcio dal decreto delle norme che si riferiscono all'università. Venerdì scorso, invece, i quattro rettori delle università dell'Emilia-Romagna hanno denunciato che la "riduzione drastica delle risorse finanziarie e umane, oltre a mortificare l'intero insieme di professionalità e competenze all'università, mette a serio rischio la funzione didattica e nel contempo la sostenibilità delle attività di ricerca" e hanno convocato per il 21 luglio una riunione straordinaria congiunta dei quattro Senati accademici e dei consigli di amministrazione.

La mobilitazione. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di lotta. Ieri un'assemblea generale dei lavoratori e degli studenti degli atenei napoletani, indetta da Flc Cgil, Cisl Università e Uil Pa-Ur, ha deciso, tra l'altro, l'astensione "a tempo indeterminato dei docenti e ricercatori dalla partecipazione a organi collegiali" ed il ritiro della "disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo anno accademico". Il 9 luglio, invece, l'assemblea del personale delle università "Cà Foscari" e Iuav di Venezia ha ipotizzato "il rifiuto di svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni". Lo stesso giorno, all'università di Sassari, l'assemblea dei docenti ha invece dichiarato lo stato di agitazione dell'ateneo e non ha escluso "per quanto con doverose riserve ed a fronte di un ulteriore irrigidimento della controparte, il ricorso ad azioni più eclatanti quali la possibilità del blocco degli esami di profitto e di laurea".

"A rischio il prossimo anno accademico". Una delle prese di posizione più nette nei confronti delle decisioni del governo è quella del Senato accademico dell'università "La Sapienza" di Roma. Martedì 8 luglio, prospettando un "danno grave per l'avvenire dei giovani e per lo sviluppo del Paese", ha chiesto lo stralcio della parte del decreto relativa all'università e ha indetto una giornata nazionale di protesta dicendosi consapevole "che in queste condizioni non sarà possibile dare inizio al prossimo anno accademico".

La petizione online. Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione in cui denuncia tra l'altro che la stretta sugli stipendi ridurrebbe i compensi annui lordi a fine carriera di 16mila euro per i professori ordinari, di 11mila euro per gli associati e di 7mila per i ricercatori. Il documento, che chiede un nuovo approccio nei confronti dell'università italiana, è già stato sottoscritto da più di 3.100 tra docenti, ricercatori e studenti preoccupati per il proprio futuro e per quello degli atenei.
(15 luglio 2008)

da Sole24 ore: nuove classifiche e "La ricerca si autofinanzia" --- sarà vero???

July 15, 2008 by mciava

Due articoli recenti da Sole24 ore sembrano proporre che non ci sono problemi in Italia di finanziamenti.  Interessante spunto di discussione, pare ci sia qualche differenza tra le posizioni, per dire poco!!

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/07/universita-ricerca-autofinanzia.shtml?uuid=ce43b018-516d-11dd-90df-241f4324bf97

Publish or perish, si dice negli Stati Uniti. Cioè: pubblica o muori. Motto che descrive bene un mercato accademico in cui i finanziamenti (e le carriere) premiano solo chi produce ricerche innovative.Tutto l'opposto dell'Italia, dove la stragrande maggioranza dei fondi destinati alle università pubbliche non segue criteri di merito. Eppure, gli ultimi dati del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (Cnvsu) rivelano che il cambiamento è iniziato, almeno sul fronte della ricerca. Nell'anno accademico 2005-06, la maggior parte degli atenei italiani – 53 su 76 tra pubblici e privati ha ricavato da fonti esterne almeno il 50% delle entrate di bilancio destinate alla ricerca scientifica.

La situazione, comunque, è tutt'altro che uniforme: si va dall'89,8% di risorse esterne dell'Università Bocconi di Milano al 10,9% dell'Università per stranieri di Siena. I casi virtuosi tendono a concentrarsi nelle regioni centro-settentrionali, mentre le situazioni di maggiore difficoltà rientrano in due categorie: gli atenei del Mezzogiorno e le università di piccole dimensioni. Non mancano però le eccezioni, tra cui l'Università del Sannio (78,2%) e la Seconda università di Napoli (77,6 per cento).


La miccia che ha innescato la svolta è la necessità. Negli ultimi anni, il Fondo per il finanziamento ordinario ha registrato incrementi modesti, che in alcuni casi non hanno neppure compensato l'inflazione. Inoltre, gli automatismi previsti per le retribuzioni dei docenti (anzianità e adeguamento Istat) hanno fatto lievitare le spese per il personale. Di conseguenza, tra il 2001 e il 2006 è diminuita da 1,13 miliardi a 939 milioni di euro la quota del Fondo "libera" (cioè non assorbita dalle spese per assegni fissi al personale con rapporto a tempo indeterminato). Una situazione che ha spinto il mondo universitario ad accrescere le entrate proprie, voce di bilancio che nel 2001 copriva il 21% delle entrate totali e nel 2006 è arrivata al 28 per cento.
Anche in questo caso, il dato globale nasconde situazioni differenti, ma conferma una tendenza comune agli atenei statali.

Oltre la quota di risorse esterne sul totale dei fondi per la ricerca, gli indicatori del Comitato mostrano altri due aspetti rilevanti: la percentuale di docentie ricercatori attivamente impegnati nella ricerca e la disponibilità economica procapite di risorse da destinare a progetti di studio e analisi.

In testa alla classifica per attività dei docenti, per esempio,c'è l'Università mediterranea di Reggio Calabria: nel 2005-06 il 48,4% dei suoi professori di ruolo e dei suoi ricercatori ha ricevuto un giudizio positivo sui Progetti di rilevante interesse nazionale (Prin) attivati nell'ateneo. Seguono il Politecnico di Torino (48,2%), l'Università del Sannio (47,6%) e l'Università per stranieri di Siena (45,9%).

Guardando la classifica delle risorse disponibili procapite si può evidenziare il vantaggio relativo degli atenei di recente istituzione, che beneficiano di organici leggeri. Non è un caso che nelle prime posizioni compaiano l'ateneo del Sannio in testa con 74,30 euro pro capite davanti alla Bocconi (67,90) e all'Università San Raffaele di Milano (48,10) l'università del Piemonte Orientale (sesta con 27,10 euro) e la milanese Bicocca (ottava, con 26,50).

Nel complesso, l'andamento è a due velocità: alcuni atenei appaiono in grado di reperire sul mercato risorse crescenti per finanziare la ricerca, altri restano indietro. L'evoluzione, per ora, è stata spontanea: finanziamenti pubblici legati al merito potrebbero incentivare i casi di eccellenza.

mentre
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/07/universita-classifica-atenei.shtml?uuid=75c7193e-5177-11dd-90df-241f4324bf97&DocRulesView=Libero#

L'università italiana si mette in mostra e prova a competere. Non ancora sul terreno "brutale" dei soldi, perché l'appuntamento con gli incentivi alla qualità è sempre rimandato, mentre la manovra d'estate ripropone la musica tradizionale dei tagli percentuali. La gara però è già aperta su docenza, organizzazione della didattica e ricerca. Lo impongono i nuovi obblighi ministeriali sulla trasparenza e i «requisiti necessari»: per continuare a esistere, infatti, i corsi dovranno contare su un numero adeguato di docenti di ruolo (almeno 4 per anno di corso) e mostrare agli aspiranti studenti cosa possono offrire davvero, in fatto di successi occupazionali, risultati accademici degli studenti e curricula dei professori. Molti di questi fattori avrebbero dovuto trovare spazio nell'Anagrafe dei laureati, che il ministero però non ha ancora fatto partire (è prevista dal 2005).
....

Petizione contro il Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008 "taglia risorse/stipendi" con parziali privatizzazioni

July 14, 2008 by mciava

Al sito web http://cga.di.uniroma1.it/   si trova una petizione che sta avendo rapido successo (3000 sottoscrittori in meno di 15 gg!):

Il Decreto Legge 112/08, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede estensivi tagli alle risorse dell'Università e rende sempre meno attraente la carriera accademica in Italia sia ai molti giovani di talento sulla cui formazione l'Italia investe ogni anno, sia ai giovani formati all'estero. Il decreto taglia i finanziamenti, riduce al 20% il turnover del personale, prevede una privatizzazione (con meccanismi non chiari basati sulle Fondazioni) di alcuni dei comparti dell'università e taglia gli stipendi dei docenti. Quest'ultima riduzione si realizza rendendo triennali gli scatti biennali delle retribuzioni dei docenti. Gli aumenti biennali rappresentano la normale prosecuzione della carriera dei docenti universitari e come tali fanno parte a pieno titolo della retribuzione. Essi infatti derivano dalla scelta del legislatore degli anni '80 di retribuire ragionevolmente un professore soltanto a fine carriera, diminuendo a ritroso tale retribuzione per i professori giovani. I professori italiani guadagnano molto poco all'inizio della carriera e ciò è macroscopico per i ricercatori universitari, che costituiscono il primo gradino della carriera dei professori. Il taglio degli scatti biennali senza una adeguata compensazione (per ora non prevista) in termini di aumento degli stipendi dei giovani accademici e il rallentamento della progressione di carriera (associata alla limitazione del turnover) si traducono in una pesantissima penalizzazione economica per coloro che sono strutturati da un periodo limitato o che si stanno affacciando ora alla carriera accademica.

La riduzione stipendiale che risulterebbe dalla norma in questione ammonterebbe a fine carriera a circa 16000 euro lordi annui per il professore ordinario, 11000 per l'associato, 7000 per il ricercatore. E naturalmente una equivalente perdita ci sarebbe anche sulle rispettive pensioni e liquidazioni.

.....

ANVUR -- il ministro Gelmini boccia ANVUR

July 13, 2008 by mciava

http://www.corriereuniv.it/2008/06/il-ministro-gelmini-boccia-lanvur/


Il ministro Gelmini boccia l’Anvur

News di Attualità | 17 Giugno 2008 | Commenta l'articolo

gelmini.jpgL’Agenzia nazionale per la valutazione dell’Università e della ricerca? “Una costosissima struttura ad alto tasso di burocrazia e rigidità: non è ciò di cui abbiamo bisogno”. Parola del ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca, Mariastella Gelmini che - nel corso di un’audizione alla Commissione Istruzione della Camera – boccia senza appello la creatura immaginata dal suo predecessore Fabio Mussi. “Occorre rivedere - ha spiegato - la disciplina dell’Anvur per assicurare al mondo dell’università e della ricerca un sistema integrato di valutazione che vincoli il finanziamento ai risultati, incentivando l’efficacia e l’efficienza dei programmi di innovazione e di ricerca, la qualità della didattica, lo svolgimento dei corsi in lingua inglese, la capacità di intercettare finanziamenti privati ed europei, il tasso di occupazione dei laureati coerente con il titolo di studio conseguito”. In attesa che l’Agenzia veda – finalmente – la luce, saranno prorogati gli organismi vigenti che si occupano della valutazione (Cnsvu e Civr).

Maggiore trasparenza. “Le singole università dovranno fornire sui loro siti web i dati sugli sbocchi professionali dei loro studenti, sulla produzione scientifica dei loro docenti e ricercatori e sulla customer satisfaction degli studenti”. Il ministro punta a sfoltire il numero dei corsi di laurea (che in Italia sono 3.200, contro gli 800 della Germania) e a monitorare anche il proliferare di dottorati e master, “una sorta di parcheggio da cui pescare manodopera accademica a basso costo”.

Rilanciare la ricerca con le Pmi. Il tessuto imprenditoriale italiano è fatto principalmente da piccole e medie imprese che – se incentivate – potrebbero aumentare considerevolmente la fetta degli investimenti per la ricerca scientifica: “Gli scarsi investimenti privati sono legati al fatto che le Pmi non hanno la possibilità e la predisposizione ad investire”. Secondo il ministro la chiave per dare risorse alla ricerca risiede in un mix di strumenti finanziari, in primis crediti d’imposta a defiscalizzazioni.

Docenti a chiamata. Un duplice obiettivo da perseguire: snellire le procedure di reclutamento e assicurare la meritocrazia. Le competenze di professori e ricercatori andranno “certificate” e verrà realizzata una lista di idoneità riconosciuta da parte della comunità scientifica. Gli atenei potranno poi “scegliere autonomamente – all’interno di una lista di idonei – lo studioso più capace nella produzione scientifica, più adatto a richiamare finanziamenti dalle imprese e iscrizioni da parte degli studenti”. Il sistema di reclutamento-docenti pensato dalla Gelmini riprende l’impostazione presente nella Riforma Moratti, che consente alle università di chiamare anche docenti che non provengano strettamente dal mondo accademico.

Più tutele per i fuorisede. Il ministro va contro il malcostume del caro-affitti, problema in cui incappano principalmente i fuorisede: “Occorre disincentivare lo scandaloso e crescente sfruttamento degli studenti spesso costretti ad affitti elevatissimi, fuori mercato. Penso ai campus modellati sulle recenti esperienze di Milano, Catania, Bologna, Torino e Pavia. Iniziative sorte grazie alla partnership con le regioni”.

Dottorati più sostanziosi. La conferma dell’aumento è arrivata direttamente dal ministro: “Ho dato il via libera all’aumento di 240 euro mensili in più per le borse di studio al fine di valorizzare il dottorato di ricerca, offrendo ai dottorandi più strumenti per compiere le loro ricerche che devono portare, però, a una produzione scientifica originale come accade - ha concluso il ministro - nel resto del mondo».

Le reazioni degli studenti. La componente studentesca di centrodestra, Azione Universitaria, condivide appieno la visione espressa dal ministro Gelmini: “Oltre all’impianto generale abbiamo apprezzato in particolare la volontà di istituire una graduatoria nazionale di idoneità dalla quale gli Atenei dovranno scegliere i propri docenti e il voler favorire una maggior partecipazione di fondi privati nell’Università pubblica. Condividiamo pienamente inoltre la visione dell’Università non come esamificio bensì quale comunità permanente ed in questa ottica è fondamentale una seria riforma dell’edilizia residenziale per studenti fuori sede, presupposto fondamentale affinché sia garantito un reale diritto allo studio”. Di tutt’altro avviso l’Unione degli Universitari (sinistra), che si dichiara “profondamente delusa” dalle linee-guida illustrate in Commissione: “Non una parola è stata pronunciata sul tema dell’accesso all’università, nonostante da più parti sia provenuta una richiesta esplicita di chiarimenti rispetto al destino del Decreto Mussi-Fioroni”. E ancora: “L’Udu non condivide nemmeno la visione per cui l’Anvur sarebbe un’inutile sovrastruttura da eliminare. Abbiamo sempre sostenuto che il sistema universitario non possa autovalutarsi e ribadiamo piuttosto le nostre richieste di coinvolgimento degli studenti all’interno del percorso di valutazione a tutti i livelli e di introduzione di parametri che possano rendere la valutazione degli Atenei più completa e più attenta alla qualità complessiva della condizione studentesca”.

Re: Wikipedia on peer review --- un eccellente inizio per documentarsi

July 13, 2008 by mciava

Meno ricco, ma c'e' anche l'articolo nella Enciclopedia Italiana
http://it.wikipedia.org/wiki/Peer_review

Revisione paritaria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Reindirizzamento da Peer review)

Nell'ambito della comunicazione scientifica la selezione degli articoli degni di pubblicazione avviene tramite revisione paritaria o revisione paritetica (in inglese chiamata peer review), cioè una valutazione fatta da specialisti. Gli editori e le agenzie di finanziamento usano la revisione paritaria per selezionare le proposte ricevute. Questo processo inoltre costringe gli autori ad adeguarsi agli standard della loro disciplina. Pubblicazioni e premi che non abbiano subito una revisione paritaria sono generalmente guardati con sospetto dai ricercatori e dai professionisti di molte discipline. La revisione paritaria è nata assieme ai periodici scientifici e non è priva di difetti e di progetti di perfezionamento.

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Ragioni per la revisione paritaria [modifica]

La ragione principale della revisione paritaria è che è molto difficile per un singolo autore, o per un gruppo di ricerca, riuscire ad individuare tutti gli errori o i difetti di uno studio complesso. Questo non perché le inesattezze siano aghi nel pagliaio, ma perché in un prodotto intellettuale nuovo e talvolta eclettico, un'opportunità di miglioramento può essere visibile soltanto a persone con conoscenze molto specifiche. Di conseguenza mostrare il proprio lavoro ad altri aumenta la probabilità che le debolezze vengano identificate e, grazie a consigli e incoraggiamenti, corrette. L'anonimato e l'indipendenza dei revisori hanno lo scopo di incoraggiare critiche aperte e scoraggiare la parzialità nelle decisioni sul finanziamento e la pubblicazione.

Come funziona [modifica]

La revisione paritaria sottopone il lavoro o le idee di un autore allo scrutinio di uno o più esperti del medesimo settore. Ognuno di questi esperti fornisce una propria valutazione, includendo suggerimenti per il miglioramento, ad un redattore o ad un altro intermediario (tipicamente, la maggior parte delle valutazioni sono viste anche dall'autore stesso). Le valutazioni solitamente includono raccomandazioni esplicite su cosa fare del manoscritto o della proposta, spesso scelte tra opzioni proposte dal giornale o dall'editore. La maggior parte di tali raccomandazioni rientra tra le seguenti:

  • il lavoro è accettato senza riserve,
  • il lavoro è accettato, a patto che l'autore lo migliori in questo modo...,
  • il lavoro è respinto, ma se ne incoraggia una revisione e una riproposta,
  • il lavoro è respinto senza appello.

In questo processo il parere degli esperti è solo consultivo e l'editore non assume un obbligo formale ad accettarne le conclusioni. Inoltre, nelle pubblicazioni scientifiche, gli esperti non lavorano in gruppo, non comunicano tra loro e normalmente non sono a conoscenza delle identità degli altri esperti. Normalmente non vi è necessità che gli esperti esprimano un giudizio consensuale, a differenza di altri ambiti, quali quelli di una giuria di tribunale.

Nel caso i pareri degli esperti divergano in maniera consistente sulla qualità di un lavoro, vi sono diverse strategie per dirimere la questione.

Tradizionalmente, i revisori non sono noti agli autori, ma questo aspetto sta cambiando lentamente. In alcuni ambienti accademici la maggior parte delle riviste offrono ai revisori la scelta se rimanere anonimi o meno; gli articoli talvolta contengono, nella sezione dei riconoscimenti, ringraziamenti a revisori (chiamati per nome) che hanno aiutato a migliorare l'articolo.

In una rivista o un editore di libri, il compito di selezionare i revisori tipicamente è affidato ad un redattore. Quando un manoscritto viene presentato, il redattore richiede una revisione a studiosi o ad altri esperti, che potrebbero o meno aver già espresso la loro disponibilità a fungere da revisori per quella rivista o editore. Le agenzie che erogano finanziamenti tipicamente reclutano un panel o un comitato di revisori in vista dell'arrivo di richieste di finanziamento.

In alcune discipline, come l'informatica, esistono luoghi arbitrati quali conferenze e laboratori. Per essere ammessi a parlare, gli scienziati devono sottoporre in anticipo un lavoro scientifico (in genere breve, 15 pagine o meno). Questo documento viene revisionato da un "comitato di programma" (l'equivalente di un consiglio editoriale), che in genere richiede opinioni dai revisori. Le scadenze rigide imposte dalle conferenze tendono a limitare le opzioni per l'accettazione o il rifiuto del documento.

Tipicamente i revisori non vengono scelti tra i colleghi, i parenti o gli amici dell'autore. Ci si attende che i revisori informino l'editore di qualsiasi conflitto di interesse che possa sorgere. Riviste o singoli redattori spesso invitano l'autore di un manoscritto a nominare persone che ritengono qualificate a giudicare il loro lavoro. Gli autori sono talvolta anche invitati a nominare candidati naturali che dovrebbero essere "squalificati". In questo caso può venirgli richiesto di fornire una giustificazione (tipicamente espressa in termini di un conflitto di interesse).

I redattori sollecitano i suggerimenti dell'autore sulla scelta dei revisori, perché gli scritti accademici solitamente sono molto specializzati. I redattori spesso supervisionano molte discipline, e potrebbero non essere esperti in nessuna di esse, poiché potrebbero essere professionisti a tempo pieno che non si occupano di insegnamento o ricerca. Ma dopo che un redattore ha scelto i revisori da un gruppo di candidati, è tipicamente obbligato a non rivelare le loro identità all'autore, e nelle riviste scientifiche a non rivelare le reciproche identità. Le regole su queste questioni differiscono a seconda della disciplina accademica.

Le riviste scientifiche osservano universalmente questa convenzione. I due o tre revisori selezionati riportano al redattore la loro valutazione dell'articolo, assieme a dei suggerimenti per migliorarlo. Il redattore riporta quindi l'insieme dei commenti all'autore (alcuni commenti possono essere stati segnalati al redattore come confidenziali), nel frattempo basandosi su essi, decide se pubblicare o meno il manoscritto. Quando un redattore riceve commenti molto positivi e molto negativi sullo stesso manoscritto, spesso sollecita una o più revisioni aggiuntive per spezzare l'incertezza.

Un'altra strategia in mancanza di un chiaro consenso è quella di invitare l'autore a replicare alle critiche dei revisori e e permettere una confutazione convincente, per sciogliere l'incertezza. Se un redattore non si sente sicuro nel valutare la persuasività di una confutazione, può sollecitare una risposta al giudice che portò la critica originale. In rari casi, un redattore trasmetterà le comunicazioni tra autore e revisori, permettendo in pratica di discutere un punto. Anche in questi casi, comunque, i redattori non permettono ai revisori di conferire tra loro, e lo scopo esplicito del processo non è quello di raggiungere il consenso o convincere qualcuno a cambiare la propria opinione. Alcune riviste mediche comunque, (di solito seguendo il modello dell'accesso aperto) hanno pubblicato su Internet la storia precedente alla pubblicazione di ogni articolo, dalla candidatura originale ai rapporti dei revisori, ai commenti degli autori, ai manoscritti revisionati.

Dopo aver rivisto e risolto qualsiasi potenziale nodo, ci sono tre esiti possibili per l'articolo. I due più semplici sono lo scarto diretto e l'accettazione incondizionata. In molti casi agli autori viene data una possibilità di riverdere il lavoro, con o senza raccomandazioni o richieste specifiche da parte dei revisori.

La nomina dei revisori [modifica]

Il reclutamento dei revisori è un'arte politica, perché i revisori non vengono pagati, e la revisione sottrae tempo alle attività principali dei revisori, come ad esempio il loro lavoro di ricerca. A vantaggio dell'aspirante reclutatore, molti dei potenziali revisori sono a loro volta autori, o quanto meno lettori, che sanno che il sistema di pubblicazione richiede che degli esperti donino il loro tempo. I redattori hanno un particolare vantaggio nel reclutare studiosi, quando hanno supervisionato le pubblicazioni dei loro lavori, o se lo studioso è tra quelli che sperano di sottoporre in futuro un proprio lavoro alla pubblicazione di tale redattore. Gli istituti che assegnano borse di studio, similarmente, tendono a cercare i revisori tra chi hanno finanziato o stanno finanziando. Fungere da giudice può perfino essere una condizione per ricevere un finanziamento, o per diventare membro di una associazione professionale.

Un'altra difficoltà affrontata dagli organizzatori della revisione paritaria è che, rispetto a certi lavori o proposte, possono esserci pochi studiosi veramente qualificabili come esperti. Tale circostanza spesso rende vano il mantenimento dell'anonimato dei revisori o l'evitare il conflitto di interessi. Inoltre aumenta le possibilità che un organizzatore non sia in grado di reclutare veri esperti – persone che hanno avuto lavori simili sottoposti a revisione, e che possono leggere tra le righe. Riviste di scarso prestigio e istituti che concedono piccoli finanziamenti si trovano in particolare difficoltà nel reclutare esperti.

Da ultimo, l'anonimato aggiunge un ulteriore difficoltà alla ricerca di revisori. Nei circoli scientifici, credito e reputazione sono importanti, e mentre essere un giudice per una rivista prestigiosa è considerato un onore, le restrizioni poste dall'anonimato rendono impossibile dichiarare pubblicamente di essere stati revisori per un particolare articolo. Comunque, credito e reputazione vengono stabiliti principalmente dalle pubblicazioni, non dall'attività di revisione; e in alcuni campi i revisori possono non essere anonimi.

Stili di revisione [modifica]

La revisione paritaria può essere rigorosa, in termini di abilità applicate, senza essere troppo stringente. Ad esempio, un agenzia può essere piena di soldi da devolvere, o una rivista può avere pochi lavori validi tra cui scegliere, quindi potrebbe non aver senso essere schizzinosi. D'altra parte, quando i fondi o lo spazio per la pubblicazione sono limitati, la revisione paritaria può essere usata per selezionare un piccolo numero di proposte o manoscritti.

Spesso la decisione su cosa sia "abbastanza buono", ricade interamente sul redattore o l'organizzatore della rivista. In altri casi, la scelta toccherà ai revisori, con una guida generale da parte del coordinatore, sul rigore da applicare.

Alcune riviste come Science e Nature hanno standard estremamente alti per la pubblicazione e rifiutano lavori scientifici di buona qualità, se non ritengono che siano innovativi nel settore. Altre come Physical Review e Astrophysical Journal usano la revisione paritaria principalmente per filtrare errori e incompetenze ovvie. Diverse percentuali di pubblicazione riflettono questi approcci differenti: Nature pubblica circa il 5 percento dei lavori che riceve, mentre Astrophysical Journal è al 70%. Le diverse percentuali di pubblicazione si riflettono anche nella dimensione delle riviste.

Lo scrutinio da parte di pari, a seconda della disciplina, può tendere in diversa misura al lasciar fare. I fisici ad esempio, tendono a credere che le decisioni sulla bontà di un articolo devono essere lasciate al mercato. Eppure anche all'interno di una tale cultura la revisione paritaria serve ad assicurare alti standard a ciò che viene pubblicato. Gli errori evidenti sono individuati e gli autori ricevono sia correzioni che suggerimenti.

Per preservare l'integrità del processo di revisione paritaria, gli autori candidati non vengono informati su chi abbia ricevuto il loro lavoro; talvolta non sanno nemmeno l'identità del redattore che è responsabile del loro lavoro. In molti casi, chiamati revisione "cieca" o a "doppio cieco", l'identità degli autori viene nascosta ai revisori, per evitare che tale conoscenza diventi pregiudizievole alla loro revisione. In tali casi, comunque, il redattore associato responsabile del testo, conosce l'identità dell'autore. Talvolta lo scenario in cui i revisori conoscono l'autore è chiamato "singolo cieco", per distinguerlo dal processo a "doppio-cieco". Nella revisione a doppio cieco, agli autori viene richiesto di togliere dal lavoro qualsiasi riferimento che possa farli individuare come autori.

Mentre l'anonimato dei revisori viene preservato quasi universalmente, le revisioni a doppio cieco (dove gli autori sono ignoti ai revisori) non sono sempre impiegate. I critici del processo a doppio cieco fanno notare che, nonostante l'ulteriore sforzo editoriale per assicurare l'anonimato, tale processo spesso non vi riesce, poiché certi approcci, metodi, annotazioni, ecc., possono indicare un certo gruppo di persone appartenenti a un filone di ricerca, o addirittura una particolare persona. I sostenitori del processo a doppio cieco sostengono che se i revisori di un documento sono sconosciuti gli uni agli altri, il redattore associato responsabile del documento può verificare facilmente l'oggettività delle revisioni. Le revisioni a doppio cieco sono quindi fortemente dipendenti dalla buona volontà dei partecipanti.

Tempi di revisione [modifica]

La revisione paritaria è un processo lento. Uno studio specialistico deve essere valutato da specialisti; il compito del redattore, di selezionare il target di revisori da un ampio database, può richiedere diverse settimane di tempo, in modo da ridurre i rischi di rifiuto per motivi di impegno o divergenza di competenze. La velocità di valutazione è importante per gli autori. Un metodo provato per velocizzare il processo sarebbe quello di pagare i revisori, ma è poco utilizzato perché si teme una diminuzione di oggettività nelle recensioni. Solitamente i periodici si limitano a pubblicare una lista dei collaboratori e i ringraziamenti.

Questione del costo [modifica]

Un altro problema della revisione paritaria è il costo. I revisori non vengano pagati, ma è la selezione il momento che incide di più sul costo della pubblicazione: include gli stipendi dei redattori e degli assistenti di redazione, il prezzo dei software per l'archiviazione e la gestione delle revisioni e degli strumenti di comunicazione (fax, posta, telefono).

La questione dell'attendibilità [modifica]

Infine, la questione più scottante: quanto è attendibile la revisione paritaria? Questo sistema si fonda sull'integrità della comunità scientifica. Ma la soggettività dei recensori non è eliminabile. Questi vengono influenzati positivamente e negativamente da diversi fattori estranei alla qualità del materiale da esaminare, come prova uno studio del Journal of the American Medical Association. La discriminazione nella revisione paritaria esiste nella sopravvalutazione di autori noti o "protetti" da istituzioni prestigiose, ma anche nelle differenze geografiche o di sesso, oppure può essere causata da un conflitto di interesse.

Iniziative e progetti di controllo [modifica]

Gli abusi nella revisione paritaria sono tanti e tanto rilevanti che nel 1999 è stata fondato da un gruppo di redattori il COPE (Commitee on Publication Ethics). L'iniziativa ha ora carattere di istituzione ufficiale e segnala ai suoi associati i casi di cattiva condotta. Questa non è legata solo alle discriminazioni, ma anche e soprattutto al pericolo di plagio: in quattro anni il COPE ha segnalato settanta casi di pubblicazioni simili tra loro.

Uno studio del British Medical Journal ha mostrato che la revisione paritaria è un sistema scadente nella segnalazione di errori o plagi. Un metodo molto sostenuto dal gruppo BJM per diminuire gli abusi nella revisione paritaria è di eliminare l'anonimato dei recensori: l'"apertura" del processo dovrebbe anche portare credito ai recensori ed è fortemente richiesta dagli autori.

Questo metodo può essere criticato perché può portare troppa "diplomazia" nelle recensioni, cioè eliminarne la forza critica. È sperabile che una standardizzazione delle procedure e la conseguente istruzione dei recensori possa portare una minore soggettività. Per quanto riguarda la cattiva condotta, sono state create altre associazioni con gli stessi fini del COPE, come lo US Office of Research Integrity, la WAME (World Association of Medical Editors) e il Danish Council on Scientific Dishonesty. Queste organizzazioni credono nel ruolo dell'educazione e a questo scopo diffondono linee guida, applicando sanzioni solo come ultima risorsa.

Revisione paritaria e informatica [modifica]

Con l'avvento di Internet, il mercato ha lanciato sul web vari sistemi per la revisione paritaria, ad accesso limitato per autori, revisori e redattori, con costi diversi e diversi livelli di funzionalità. Questi sistemi permettono all'autore di effettuare un upload dell'articolo che, convertito in formato PDF, è immediatamente reperibile dal redattore e dai revisori. Le spese postali sono eliminate e tutto il processo diventa molto più veloce. Col sistema on line diventa necessario assumere nello staff redazionale persone che gestiscano l'aumento di invio degli articoli e assistano gli autori e i revisori che non sanno utilizzare correttamente il sistema.

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Scienza7 - le notizie di Ulisse Ricerca a rischio - Flc, Cgil, Cisl Università e Uil Pa.ur della Campania invitano tutte le sedi istituzionali universitarie a una giornata di discussione sul decreto, indetta per il prossimo lunedì 14 luglio.

July 12, 2008 by mciava

Scienza7 - le notizie di Ulisse Ricerca a rischio
http://medialab.sissa.it/scienzaEsperienza/notizia/2008/lug/Uesp080710n002

 Dure critiche al decreto legge che cambierebbe il sistema pubblico della ricerca Università Federico II di Napoli “Un gravissimo attacco al sistema pubblico della ricerca e della conoscenza, ai salari, alle prospettive di reclutamento e di carriera, alla qualità del lavoro”. Così le confederazioni della ricerca di CGIL commentano il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 18 giugno scorso e presentato alla Camera il 3 luglio. Il decreto prevede, tra le altre cose, la possibilità di trasformazione delle università in fondazioni ed enti di diritto privato, delle forti limitazioni per le nuove assunzioni, riduzioni delle retribuzioni dei docenti e dei ricercatori, un taglio di 500 milioni di euro in tre anni a un sistema universitario che invece necessità di investimenti mirati e di politiche di valutazione e di efficace razionalizzazione delle spese. Questo proprio mentre oltre tremila ricercatori italiani in un incontro con il Presedente della Repubblica Giorgio Napolitano il 9 luglio evidenziano le difficoltà del nostro paese di pensare alla ricerca come motore dell'economia e dello sviluppo, e chiedono di ridare alla ricerca il suo ruolo centrale nello sviluppo del paese. L'incontro era stato chiesto dopo un convegno organizzato nel mese di apirle scorso dall'Osservatorio sulla Ricerca “Il futuro ipotecato! Come se ne esce?”. Flc, Cgil, Cisl Università e Uil Pa.ur della Campania invitano tutte le sedi istituzionali universitarie a una giornata di discussione sul decreto, indetta per il prossimo lunedì 14 luglio.

Corriere della Sera - Così il Paese dei raccomandati vince su quello del merito. Dal blog di Stella & Rizzo.

July 11, 2008 by mciava

http://laderiva.corriere.it/2008/06/anche_chi_e_sempre_stato.html

26/06/2008

Così il Paese dei raccomandati vince su quello del merito

Scritto da: Sergio Rizzo alle 21:08

Anche chi è sempre stato diffidente verso la Confindustria farebbe bene a leggere il rapporto 2008 "Generare classe dirigente" della Luiss, l’università dell’associazione degli industriali. Quel rapporto è composto essenzialmente da due parti. La prima è stata elaborata sulla base di 2080 questionari rivolti a soggetti scelti fra tutta la tutta la popolazione italiana messi a punto dall’associazione laureati Luiss, dall’Università politecnica delle Marche, dell’Università di Bologna e dalla società Ermeneia del sociologo Nadio Delai. Il risultato è per certi versi sconcertanti. Alla domanda se in Italia le raccomandazioni contino più del merito, le risposte "molto" e "abbastanza" hanno raggiunto l’80,6% del totale. E questo nonostante il 79,9% sia d’accordo sul fatto che la valorizzazione del merito possa "migliorare le condizioni del Paese". E se secondo gli intervistati il riconoscimento del merito esiste sia pur moderatamente nella piccola e media impresa (51,2%) e nelle professioni (49,9%), nella classe dirigente (34,4%) è molto più basso, per non parlare dei sindacati (27,9%), delle associazioni imprenditoriali (24,5%), della pubblica amministrazione (24%) e della politica, dove i giudizi sul riconoscimento del merito sono i più bassi in assoluto: 22,9%. Da sottolineare che sia per la pubblica amministrazione che per la politica il peso delle risposte "poco" e "per nulla apprezzato" relativamente al merito, raggiungono i livelli massimi, rispettivamente pari al 56,3% e al 54,2%.

Il 77,5% degli intervistati è poi convinto che la classe dirigente "si dichiara favorevole rispetto al principio del merito, ma poi non lo applica a se stessa". E questo perché (77,4%) "la classe dirigente non è abituata ad applicare il criterio del merito, preferendo quello dell’appartenenza a un gruppo, a un partito, a un sindacato, a una famiglia, a una squadra aziendale". Il 73,1% concorda inoltre sul fatto che per favorire il merito sarebbe necessario "abolire il valore legale del titolo di laurea", mentre il 70,4% considera fondamentale "licenziare i funzionari pubblici condannati in via definitiva".

In Italia anche il concetto di interesse collettivo, conferma il rapporto, è piuttosto labile. Dice il documento: "Nella realtà del nostro Paese, secondo il 72.7% della popolazione, l’interesse collettivo è soltanto una bella parola sotto la quale si nascondono interessi di gruppi particolari, economici, politici, di categoria, di ceto". E questo a cascata condiziona una società che appare da 15 anni ripiegata su se stessa. Rispetto al 1993, cioè alla fine della Prima repubblica, "il Paese non sembra né più stabile (74,2% delle risposte), né meno condizionato dai poteri forti (69,3%), né dotato di una classe dirigente più competente e responsabile (66,4%). Anche nel confronto degli "altri Paesi europei" il giudizio degli intervistati è deprimente: il 68,9% non ritiene che l’Italia di oggi sia "meno corrotta", il 60,9% non ritiene che sia "economicamente più dinamica". Del resto il giudizio sulla classe dirigente è generalmente di scarsa innovazione. Soltanto nella "piccola e media impresa", alla domanda se la classe dirigente sia "innovatrice" o "conservatrice", le risposta "innovatrice" (35,5%) prevale su quella "conservatrice" (32,4%). Perfino la classe dirigente della grande impresa è considerata più conservatrice (36,3%) che innovatrice (33,1%). Dopo di che è una lenta discesa agli inferi, fino alla pubblica amministrazione (55,1% di classe dirigente conservatrice) e alla politica (addirittura 60,1% contro il 12,2% di risposte "innovatrice"). Infine: soltanto l’1,3% ritiene che la pubblica amministrazione sia pienamente efficiente, mentre il 62,9% considera che sia "opportuno" tagliare i costi della politica e il 59,3% giudica "inaccettabile" l’evasione fiscale.

Il secondo capitolo è stato invece elaborato con i dati di 471 interviste, ma questa volta non a esponenti dell’intera popolazione italiana, bensì a rappresentanti selezionati della stessa "classe dirigente", effettuate fra la fine di novembre 2007 e metà gennaio 2008. E anche quello offre uno spaccato inquietante. Della fiducia negli ordini professionali si è già detto. Ma c’è un altro dato che fa riflettere. Il 39,1% dei rappresentanti della "classe dirigente", percentuale massima in assoluto fra tutte le risposte, è persuaso che "non ci siano luoghi in cui si sta formando una nuova classe dirigente". Al secondo posto le risposte di chi ritiene che quei luoghi esistano e siano "alcune medie aziende più vitali" (33.3%). Al terzo posto le "associazioni di volontariato e in genere il terzo settore" (19,5%). In fondo alla classifica "alcune banche" (3,8%) e "alcune scuole di formazione politica", mentre sorprendentemente il 6,4% considera che "in alcune realtà di partito" si stia formando nuova classe dirigente. Spaventose sono le risposte al questionario sulle "Prospettive future per un giovane d’oggi rispetto a vent’anni fa": il 63,7% è convinto che "avrà un lavoro e una posizione sociale inferiori rispetto a quella dei genitori".

SENATO – COMMISSIONE ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI    (7ª)    MERCOLEDÌ 9 LUGLIO 2008 13ª Seduta IN SEDE CONSULTIVA  (859) Conversione in legge del decreto-legge 30 giugno 2008, n. 113, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative

July 11, 2008 by mciava

Vd allegato.

Altri regali a IIT -- senza Peer Review

July 10, 2008 by mciava

L’eccellenza per decreto legge

Roberto Sinigaglia, univ. di Genova, manda anche a me il decreto legge 112 con la segnalazione degli articoli - 16, 17, 19, 21, 22, 46, 47, 49, 64, 66, 69, 71, 72 -l’università, la scuola, la ricerca, con la chiusa “buona lettura, si fa per dire”.

Sono ferma all’art. 16 “Progetti di ricerca eccellenti” che sopprime la fondazione IRI - Istituto per la ricerca industriale, che ha smesso l’attività nel dicembre 2002 - e ne devolve il patrimonio, 130 milioni di euro più varie ed eventuali, alla fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) creato nel 2003, finanziato con 100 milioni poi limati per stretta creditizia.

C’è un esempio, magari due, di progetto eccellente dell’IIT che spieghi il regalo?

Re: The new system in UK --- Research Excellence Framework

July 10, 2008 by mciava

Researchers may play dirty to beat REF  7 February 2008  By Zoë Corbyn 



Researchers may play dirty to beat REF 7 February 2008 By Zoë Corbyn Senior academics predict a boom in manipulation of citations under new system. Zoe Corbyn reports. The kinds of manipulation and gamesmanship that researchers could employ to boost their research ratings under the system set to replace the research assessment exercise have been outlined in frank detail to Times Higher Education by a number of senior academics. Under the forthcoming Research Excellence Framework, which is out for consultation until 14 February, research quality in the sciences will be judged largely on the basis of the number of times an academic's work is cited by his or her peers. One potential technique to maximise citations could harm young researchers looking to climb the citation ladder. Senior scientists could manipulate publication procedures used by their research groups to prevent first and second-year PhD students being added as secondary authors to group publications, a practice seen as affording students an early career boost. They could later be used as lead authors on group work on the understanding that they cited earlier papers from the group where their names did not appear. The practice would circumvent the Higher Education Funding Council for England's plan to exclude "self citations" - where academics cite their own earlier work - and would allow senior researchers to improve their citation counts substantially. "Any system that undermines the aspirations and ambitions of our very best early-career researchers would be a step backwards," said one pro vice-chancellor. Another senior academic said universities might introduce institutional publication policies to ensure researchers achieved maximum citations. "If Hefce chooses to harvest all papers produced from an institution, the cat is really among the pigeons," said the source. "Institutions will have to start policing every paper that leaves the institution destined for publication." But behaviour that could hinder young researchers is just the tip of the iceberg, according to others. "Citation clubs" - cartels of colleagues who do deals to cite each others' work - may become increasingly common. Observers also predict a boom in the number of spurious or sensational papers that are more likely to grab attention and citations. "Lots of people quote bad science," one pessimistic senior researcher said. "Citation clubs are already operating in the US," said one head of department. "A lot of academic work is already based on mutual admiration and back scratching, and that will intensify," said another anonymous source. Concerns that game-playing within the REF will undermine collaborative and interdisciplinary research are also being expressed. "It is much better to ensure that joint papers aren't published so that the chances for citation by a group working in the same area are increased," said one professor. Concerns are particularly acute within the engineering community, which Hefce acknowledges is not well covered by the Web of Science database that it intends to use to count citations. "The one thing you can absolutely guarantee is that people will skew behaviour in order to make the best out of whatever metrics are in place," said Sue Ion, the vice-president of the Royal Academy of Engineering. She has been working on the society's submission to the REF consultation. "If citations become the be-all and end-all - and Hefce has never said they will - then academic groups will look at where they should be publishing. The worry is that rather than doing collaborations with small to medium enterprises and industry that may not result in any publications, they will try to do detailed work to report in top-flight journals." Dr Ion added that the society was looking at other metrics measures that might be introduced to measure interdisciplinary and collaborative research but that "light-touch peer review had a fair bit of attraction". However, she said, there was no "one-size-fits-all" solution for all of engineering's branches. Among the more colourful suggestions offered by researchers as to how to improve citation counts under the REF is the use of more colons in the titles of papers. Times Higher Education was referred by one academic to a paper by an American academic, Jim Dillon, "The emergence of the colon: an empirical correlate of scholarship", in the journal American Psychologist in 1981. It records a high correlation between the use of colons in the titles of published academic papers and other quality indicators, including citation counts. "We might follow this to include at least two colons in the titles of our papers so as to ensure the highest recognition," said the academic, adding that the downside might be a mass breakout of what Dr Dillon might call "colonic inflation". "I understand that it is extremely painful," he said. zoe.corbyn@tsleducation.com SUGGESTIONS TO BOOST YOUR CITATION COUNT IN THE REF - Hefce says: "The main incentive for researchers will be to publish work that is recognised as high quality by peers and becomes highly cited by the international academic community. Short-term game-playing is far less likely to achieve this than responsible strategies to nurture the talent ... and for publishing work that enhances the group's international reputation." But more mischievous academics have suggested some ways to maximise one's rating: - Do not cite anyone else's research, however relevant it is, as it boosts others' citation counts and increases their funding; - Do not publish anything in journals with low citation rates, a group that includes lots of applications-based journals, as it will lower your citations; - Do not do scientific research in fields not yet well covered by Thomson Scientific database, as your output won't be visible; - Do not report negative results: they are unlikely to get cited; - Join a citation club. Readers' comments * Charles Jannuzi 7 February, 2008 You have a horrible situation in the sciences where people have their names on papers they haven't even read, let alone contributed anything to. Authorship should remain authorship. So when you see an article with one person's name followed by AND and another person's name, co-authorship has some sort of meaning. I have had my names on papers as co-author and actually written more for the paper than the first name (we flipped a coin, or we went by alphabetical order, or we took turns). And yet when evaluations roll around, articles that I have written as much as 80% of the content for have counted less because co-authorship somehow means less or nothing. The reason is all this indiscriminate inclusion of names of NON-AUTHORS. It's horrendously dishonest. * Onlooker 7 February, 2008 Try this strategy to increase your citations. Publish very critical articles about the work of eminent US academics. They will rush into print to repudiate your work, thereby increasing your citation count. Repeat with other well-known non-UK academics. * K. V. Pandya 8 February, 2008 Having a high number of citations is absolutely the wrong way to go about measuring research. How can the number of citations measure the importance of the research, how applicable is the research? Already there are researchers citing and rewarding thier friends. I have noticed this at the conferences where one speaker praises the conference chair and the conference chair praises the speaker, within a space of half an hour. It goes on openly, needless to say it will go on behind closed doors. The citation clubs are an example. This form of research assessment will be open to wider abuse than it currently is. Already we have seen people talking ways of improving citations: joining citation clubs, using colon (like used here), not putting research students names on it, etc. Getting more and quality publications should be the way forward. This should be based on how does the research contribute to knowledge of the peers, students, industry and wider community? This should be important, not how many friends, research collaborators, former colleagues, yes and foes cite one's publications. In addition to this how about having HEFC sponsored conferences on different fields of research. HEFC needs to look more at how the research is disseminated not who has read the publication. Though this could be useful, it should not be the only way. It should only play a minor role in the research assessment. * Barry G Blundell 8 February, 2008 In a Letter published in 'Nature' in 1948, Denis Gabor elucidated the principles of holography, however it was not until the invention of the laser in the early 1960's that Gabor's pioneering work came into its own. In short, for approximately fifteen years Gabor's Letter received scant attention. Today his publication is recognised as a seminal work and is cited widely. In fact, history shows that pioneering breakthroughs in science, technology etc, are seldom immediately recognised. Clearly therefore anybody who is interested in playing the RAE game should avoid leading the way, but rather jump onto a research bandwagon after it has met with establishment approval. An alternative approach is again demonstrated in history. Almost universally the invention of the transistor is attributed to the work done in the 1940's by Bardeen, Brattan and Shockley (1947). Since that time their work has been widely recognised and it would be likely that a measure of their citation index would be off the scale. Of course, this fails to take into account the fact that the transistor was actually invented in the 1920's. In short, once citations have reached a critical number the truth becomes irrelevant. Looking back over the last two hundred years or so, it is clear that scientists and engineers within the UK have the credit for paving the way and despite the vast funding poured into US institutions, Britain has managed to play a pivotal role in human advancement. How sad therefore to see scientists and engineers in the UK being forced down a distorted route which is intended to mimic 'excellence' associated with US institutions. Have we learnt so little that we really believe that the human creative spirit can be quantified? Research is a way of life - a quest for understanding - and is something to disseminate to one's peers and students. Unfortunately in many UK institutions, students have become third-class customers as the RAE game has pushed their importance to one side. The pioneers who pave the way are unafraid to enter a darkened room without necessarily knowing what they will find and without being unduly concerned as to how long their quest will take. The continued RAE exercise simply serves to ensure that darkened rooms are avoided and at all times one plays safe. Although above I have acknowledged the UK's tremendous history in science, engineering, and other fields, there have been good times and not so good times. I firmly believe that future generations will look back on this current period as one of the more dismal times for creativity and innovation - simply a very poor copy of the flawed US model. Dr Barry G Blundell * Aaron Ahuvia 12 February, 2008 Clearly, citation rates are a very flawed system for assessing research quality. But we need some system for doing this. For every problem with citation rates, there are far more serious problems with the current non-system system.For example, many universities ask a department to rate journals in a discipline. The resulting lists generally combine some true insight with a heaping dose of self interest on the part of the people making the lists, all mixed up with petty prejudices about how "our" (i.e. journals edited by my friends, or in my sub-sub-sub area) are better than "their" journals. Furthermore, quality is assessed based largely on the journal where something is published, rather than on the characteristics of the paper itself. When evaluating any new system, we need to keep in mind just how lousy the current system is. What is really needed is a system of multiple indicators for the underlying construct -- in this case research quality -- we are trying to measure. Any single measure can always be gamed. Even multiple measures can be gamed to a certain extent, but it gets harder to fool the system with each additional indicator used. Eventually, it just gets easier to do good work than to spend your time figuring out how to cheat.

The new system in UK --- Research Excellence Framework

July 10, 2008 by mciava

 

Research Excellence Framework

HEFCE is working to develop new arrangements for the assessment and
funding of research. The new arrangements - the Research Excellence
Framework (REF) - will be introduced after the 2008 Research Assessment
Exercise (RAE).

Outcomes of the REF consultation

We recently consulted on proposals for the REF (HEFCE 2007/34). The consultation closed on 14 February 2008 and an analysis of responses to the consultation is now available.

In the light of the feedback received we will continue to develop
the REF, with two significant modifications to the proposals. These
were agreed following discussion with the Department for Innovation,
Universities and Skills (DIUS). The modifications are that:

  • the timetable for designing the new framework will be extended by 12 months to allow sufficient time for development
  • there will no longer be such a clear distinction between the
    arrangements for science-based subjects and those for all other
    subjects; for all subjects the assessment will include some combination
    of metrics-based indicators, including bibliometrics where appropriate,
    as well as input from expert panels.

Further details of these modifications are available:

The REF will consist of a single unified framework for the funding
and assessment of research across all subjects. It will make greater
use of quantitative indicators in the assessment of research quality
than the present system, while taking account of key differences
between the different disciplines. Assessment will combine quantitative
indicators - including bibliometric indicators wherever these are
appropriate - and light-touch expert review. Which of these elements
are employed, and the balance between them, will vary as appropriate to
each subject.

The REF will be developed as a single unified framework throughout
2008 and 2009. Aspects of the framework will be phased in from 2011-12,
and it will fully drive research funding for all disciplines from 2014.

Next steps

We will now proceed to pilot the new bibliometric indicator and
undertake other activities to develop the REF. Details of our plans for
this work can be found in Circular letter 13/2008 to heads of HEFCE-funded higher education institutions.

Background

The Government announced in March 2006
its intention to replace the Research Assessment Exercise (RAE) after
2008 with an assessment system based on metrics. A working group, whose
members included representatives of the four UK higher education
funding bodies and a number of government departments, then developed a
consultation ('Reform of higher education research assessment and funding').

The Chief Executives of the Arts and Humanities Research Council and HEFCE established an expert group
to advise on the use of research metrics in the arts and humanities in
particular. The group's final report was published in October 2006.

Following the consultation, the Government announced in the 2006 pre-Budget Report the development of a revised scheme for assessment of quality and allocation of funding. The Department for Education and Skills outlined details of the scheme in a press release. A letter from the Secretary of State gave further guidance to HEFCE.

The Government also announced that the 2008 RAE will be conducted as planned, using the criteria already published by the subject panels.

We set out our initial plans for the development of the new system in 'Future framework for research assessment and funding' (HEFCE Circular letter 06/2007).

In November 2007 we published proposals for consultation (HEFCE 2007/34). These were informed by two research and evaluation reports on the use of bibliometric techniques:

Further information

To receive news and updates on the REF, please join our REF-NEWS mailing list.

Queries about the REF should be sent to refconsultation@hefce.ac.uk.